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Balzelli d’Autunno

| di Matteo Marteddu
| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Se l’autunno evoca, nell’immaginario, la stagione dei cambiamenti, negativi naturalmente, qui a Nuoro ha bussato alle porte in abbondante anticipo. Temperature ancora alte, orizzonti limpidi, ma il postino ha già bussato due volte. Tante sono le rate della TARI, indigesta pietanza, che ha tolto il sonno o i sogni ai cittadini e alle famiglie. L’autunno è dentro le case, caldo o freddo, inquietante per il carico di tassazione; il COMUNE si affaccia col volto, come sostiene qualche associazione, del rapinatore a mano armata. Un po’ di esagerazione, un po’ di verità. Visualità plastica dell’imbarazzo dell’assessore, che sottolinea gli errori informatici, che invita a pagare almeno la prima rata, che tutto sommato le lettere non sono perentorie ma “ordinatorie”; insomma c’è tempo. In definitiva “banana republic”.

Ma l’autunno è molto altro e meno taggato sui social; più nelle carni delle famiglie del nuorese. Sfugge alle statistiche, non si fanno i conti, non rientra negli schemi econometrici; ma un figlio all’università incide per le famiglie del centro Sardegna non meno del 40% di un reddito medio. Può essere Cagliari, Sassari o qualsiasi università Italiana, comprese la Cattolica e la Bocconi: Iscrizione,  tasse, affitto camera, libri, vita normale appena decente vengono, da uno studio apposito, valutate in oltre 1000 euro mese. Nessuno offre più garanzie: non la Regione, non lo Stato. Gli istituti del diritto allo studio, forse figli del ’68, che a tanti di noi, generazione di non abbienti e ultima ruota del carro nei paesi,  hanno consentito l’istruzione superiore, si sono dissolti in una morte lenta e progressiva. Beh guardatevi attorno, chi può ha i figli all’università; chi arranca, rimane nelle retrovie. Il format degli anni ’50 e ’60 del secolo scorso; un disastro culturale e antropologico per tutta la Sardegna centrale. La Regione sta intervenendo in questi mesi, guardatevi i siti, con i voucher per tirocini formativi, con importi simili ai “presalari” visti allora, come spazzatura proletaria e stracciona; ma interviene per i già laureati, insomma piove sul bagnato. E l’università a Nuoro? A Sa Terra Mala, nomen omen. Al di là dell’encomiabile impegno di docenti e studenti dei due corsi di laurea, ogni anno si ingaggia la guerra santa con le università madri di Cagliari e Sassari per non morire di asfissia e si vive danzando sulla tolda del Titanic. Responsabilità antiche e recenti, inerzie e spacconate delle classi dirigenti, incapacità a progettare. Eppure se si cercasse un punto da cui partire potrebbe essere questo: il costo dell’esodo biblico degli studenti universitari; costo economico, costi umani, costi culturali. Non pannicelli caldi, già provati; rivoluzione del pensiero, ricerca oggi a Nuoro e nel nuorese dell’”ubi consistam”, con determinazione forse davvero rivoluzionaria.

Può essere anche questo, l’autunno che già bussa alle nostre case, non solo l’inerzia delle foglie morte.

Matteo Marteddu

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