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In 10 anni l’attualità di Nino Carrus

di Matteo Marteddu

| di Matteo Marteddu
| Categoria: Attualità
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Quando si pensa ai dieci anni, sembra un tempo infinito. In effetti lo è, da quando ci siamo messi in testa di creare l’Associazione “Nino Carrus”. Ci voleva la pervicace perseveranza di uno come Fausto Mura, anche lui Bororese, uomo d’antica progenie culturale, per tenere dritta la barra e orientarsi in tempi vocati ai cambiamenti repentini. Ci voleva anche l’antagonista di allora, Mario Pani e la sua simmetria di idealità di radicamento robusto. E i giovani della generazione 2.0, ad iniziare da Claudio e il Sito. Lo abbiamo fatto, in tanti, con dedizione e spontaneità, senza cedere né a facili entusiasmi, né ai canti di sirene, sempre in agguato nei dintorni dalla politica politicante.
Per Nino Carrus, anzitutto. Lo abbiamo riscoperto, nella sua biografia umana , prima che politica. Un atipico. Capace di grandi astrattezze teoretiche sui temi più disparati, istituzionali, democratici, tecnici e concretamente innervato e aggrappato alla durezza della vita, dai piccoli comuni, alle cooperative casearie, alle aziende agricole, ai consorzi industriali o di produzione della malvasia. Spazi locali e spazi globali; se penso che inseguiva, con testarda determinazione, l’idea della borsa sarda dei prodotti agroalimentari! Con facilità disarmante declinava la sua esistenza di parlamentare, regionale o nazionale, nella la quotidianità del rapporto con le persone. Non era fatto per lo scontro pur che sia. Non nelle istituzioni. “ Noi democratici, sosteneva in Consiglio regionale, 9 Luglio ’76, noi che crediamo nel metodo democratico, non siamo certamente tra quei partiti che considerano l’opposizione una fastidiosa mosca cavallina che turba la corsa del destriero di razza… ..”.  Non aveva grande dimestichezza con le epocali baruffe dentro le correnti DC. Con le preferenze plurime, quattro alla camera, il suo era quasi sempre il quarto voto, la quarta scelta, quella rassicurante, data per la qualità della persona, posto che le prime tre erano “manu militari” controllate dai capi corrente.
Non c’era neanche alcun dubbio sul versante su cui si collocava, rispetto ai temi centrali della nostra isola e delle aree interne: “ Lo Stato, intervento Consiglio Regionale 21 Luglio ’71, sulla base di una ideologia borghese della proprietà terriera, crea le premesse per la formazione in Sardegna di una borghesia appunto, che spesso emerge con i metodi più violenti dal corpo stesso della società pastorale, borghesia terriera che difenderà e ancora difende i suoi privilegi con fierezza, cinismo e brutalità non dissimile dai banditi sardi di tutti i tempi”.
Abbiamo in dieci anni voluto scavare sulla sua dimensione di grande politico sardo. Lo abbiamo fatto con la pubblicazione delle sue molteplici attività parlamentari e , soprattutto, lo abbiamo voluto innestare nella complessità del nostro tempo. Nei temi che graffiano le nostre stagioni: crisi delle economie dell’occidente, fabbisogno alimentare, desertificazione industriale, autonomia, crescita e piccole comunità, paesaggi e ambiente, Europa e nuove generazioni, legalità e convincimenti etici nelle attività pubbliche. Abbiamo incoraggiato i giovani con i premi “Nino Carrus” e con le attività di formazione. Non siamo solo, ormai, una realtà delle pendici sud occidentali della catena del Marghine; l’orizzonte che ci viene riconosciuto è la Sardegna. In tanti abbiamo collaborato e collaboriamo.  Continuiamo. Non solo con le luci, anche con le ombre. Ci sono amministratori locali che non superano la diffidenza verso forme altre di espressione libera. Li accompagneremo ad essere più sensibili. D’altronde “sorprese “ ne aveva anche Nino Carrus; era il martedì 6 dicembre 1986, da “ Fogli di diario di un parlamentare”: “ Faccio un intervento nella Commissione Bilancio, discussione della legge finanziaria per il 1984, sul problema del debito pubblico. Per me si tratta della vera mina vagante della finanza pubblica. Rimango molto sorpreso perchè i colleghi sono abbastanza insensibili… Ho l’impressine che il pauroso debito pubblico del nostro Paese venga dai più considerato un problema degli abitanti di Marte”.
Sappiamo oggi, dico io, di essere drammaticamente “atterrati”.
 

 

Matteo Marteddu

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