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Il Continente nascosto: ed è Sardegna. “L’ultimo pugno di terra”. Il lungometraggio dimenticato di Fiorenzo Serra

| di Matteo Marteddu
| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Foto di cinemecum

Quando la voice over, il narratore fuori campo, irrompe, la sala è percorsa da un fremito; “Dopo la creazione dei  mari e delle terre, Dio si ritrovò nelle mani un ultimo pugno di terra, lo gettò in mezzo al Mediterraneo e vi calcò  sopra la Sua orma: quella fu la Sardegna”. L’Eliseo di Nuoro, in questa serata di primavera, non celebra fasti di massa; ma si respira tensione e attenzione. Attesa di un evento culturale capace di scuotere cuore e intelligenze. D’altronde si narra e si rappresenta la trama di un film quasi stracciato, dimenticato, ricostruito. “L’ultimo pugno di terra”, lungometraggio o docufiction di Fiorenzo Serra approda in Città dopo un itinerario che di per sé ha del rocambolesco,  seguendo un filo il cui capo solo la determinazione e la capacità scientifica della Società Umanitaria-Cineteca Sarda poteva riagganciare.

Storia nella storia. Anni ’50 del secolo scorso, fermenti culturali e politici si intrecciano per spingere a dare attuazione all’art. 13 dello statuto Speciale della Sardegna, riconosciuto in legge costituzionale: “Lo Stato  col concorso della Regione dispone un piano organico per favorire la rinascita economica e sociale dell’Isola”.

Il grande Piano di rinascita che coinvolge politici e intellettuali. Come tentare di allargare partecipazione e consenso? Un problema per la politica regionale. Sino ad allora la Sardegna veniva rappresentata attraverso spezzoni delle sue piccole storie, stereotipo di terra selvaggia, popolo dalle pratiche primitive e superstiziose, prigioniera di miti arcaici, come descritto nel documentario “Sardinia”, della serie “Popoli e Paesi”, distribuito in tutto il mondo dalla Walt Disney. Uscire dallo schema e narrare di una Sardegna che avviava il suo cammino di modernità. Piano di rinascita , appunto. L’assessore regionale alla Rinascita Francesco Deriu fece approvare dalla Giunta l’incarico a Fiorenzo Serra, dall’ottobre del  1959. Importo 30 milioni. Non pochi per quei tempi. Serra immagina subito una storia di viaggio attraverso la Sardegna, da Cagliari fino alle zone interne: vero e proprio film a soggetto, con attori protagonisti. La trama ruotava attorno all’idea tra il Vecchio e il nuovo, isolamento storico, arcaismo, Autonomia, prospettive della rinascita. La convenzione con la Regione fu firmata nel settembre del ‘60.  Il lavoro, le riprese vanno  a rilento, i solleciti della Regione sono tanti.

Nel giugno ’64 viene consegnato il lungometraggio “ L’ultimo pugno di terra”. La Giunta col Presidente Efisio Corrias assistette attonita alla prima proiezione. Bocciato l’impianto e anche il contenuto. L’opera era stata finanziata per sostenere il primo Piano di Rinascita della Sardegna; il passaggio dall’arretratezza agro-pastorale, dai suoi riti immutabili, alla nuova frontiera della industrializzazione. Niente di tutto questo nelle sequenze. Il film “lungometraggio sulla rinascita” viene “condannato” dai “governanti”: “pur avendo, testuale, un indiscusso valore artistico, non contiene tuttavia tutta la realtà della Sardegna, essendo esso unilaterale e  non obiettivo….non facendo esso alcun cenno alle realizzazioni autonomistiche ,anzi ignorandole completamente”. Per la Giunta regionale si tratta di un film “ concepito in forma polemica e deformante della realtà”, che “ rivela una mente marxista” con “ un contenuto anti rinascita, anti autonomistico, disfattista e amaro, …senza una parola di speranza”.  Bocciatura e invito, soprattutto dal nuovo assessore Pietrino Soddu, attratto forse dalla capacità espressiva del regista, per una nuova edizione, con un supplemento di contributo finanziario.  Nella lettera a Soddu, Fiorenzo Serra  si impegna ad apportare modifiche, tenendo conto “ di tutte le osservazioni, indicazioni e appunti emersi nelle discussioni avvenute alla sua presenza e con l’intervento di uomini di cultura di diversa formazioni e sensibilità”. Vuole insomma modificare il film per renderlo, così come richiesto “partecipe a quelle istanze di rinnovamento manifestatesi nel contesto sociale dell’Isola in questi ultimi anni”. Un batti e ribatti che dura qualche anno . Nel febbraio ’66 Serra invia all’Assessore copia “ a colori dell’edizione definitiva del film ” L’Ultimo pugno di terra”, prima della presentazione al “Festival dei Popoli”, in programma qualche tempo dopo a Firenze. Il resto è ufficialità istituzionale con il crisma apposto dal Governo della Regione. La prima pellicola, spezzettata, sforbiciata in piccoli episodi, scomparve, destinata all’oblio, ai meandri nascosti della storia che i governanti non vorrebbero raccontare. Solo  attraverso il restauro della Società umanitaria-Cineteca Sarda, avviato nel 2008, riscopriamo un capolavoro di verità e la Regione, col suo contributo, ha  dato il risarcimento storico al grande artista.

E’ la Sardegna vera quella che, nella prima stesura , bocciata dal “Potere”, Fiorenzo Serra  aggredisce e scava sin nelle viscere. Antologia drammatica di un medioevo dalle radici ancora profonde , con le riprese on the road nel cuore dell’Isola, che fanno dire al narratore fuori campo :” solo nei paesi dell’interno si possono cogliere gli elementi caratteristici della civiltà che i sardi hanno elaborato lentamente, durante i secoli, quasi da soli e che resiste ancora oggi ostinatamente alla spinta del progresso”. E sono i titoli di quel primo film ad indicare i mondi di Sardegna: da “I pastori-quasi la preistoria”, a “ Cabras, un feudo d’acqua”, a “Carbonia, una storia moderna”, “ Alle radici dell’isola”, sino a “ Nell’attesa del domani”.  Frammenti quasi senza speranza: “Il vecchio e il nuovo è conflittuale, ma non produce , come nella prospettiva hegeliana-marxista, la sintesi che comporta evoluzione e progresso; piuttosto rimane fine a sé stesso e non permette crescita della società” . ( A. Floris). Non compatibile con le ambizioni di cambiamento delle classi dirigenti degli anni ’60. Ma è il terreno di verità su cui poggiano, nel 1972,  le conclusioni della commissione d’inchiesta sui fenomeni di criminalità, commissione Medici.  “L’ultimo pugno di terra”, forse il primo pugno e la prima scossa all’immobilismo delle classi politiche isolane.

Matteo Marteddu

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