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25 Marzo: pane e devozione a Gonare

di Matteo Marteddu

| Categoria: Territorio
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Interno della Chiesa di N. S. di Gonare (F. M. Marteddu)

In questa mattina, sapore ancora di inverno, qui a Gonare, si respira religiosità profonda, si affacciano inquietudini e speranze, tutte portate in cima alla chiesa della Madonnina bianca, in quel marmo che un anonimo “Michelangelo” ha così pennellato.

Tradizione diventata devozione, da secoli, forse davvero introdotta da Gonario di Torres, quando qui ha trovato pace e ha ricomposto la sua esistenza. Se è vero che a Pisa, il 25 marzo, sino al ‘700, si dava inizio al nuovo anno, anche oggi tra le nebbie fitte dei mille metri di questa montagna incantata, il tuffo è nella Storia.

Decidiamo, con Tina, di partire di buon mattino, percorrendo pedibus naturalmente, da Orotelli la antica carrareccia che a Sa Madonna ‘e Gonare portava i pellegrini. Si guada il torrente di Badu Martine e si attraversano le campagne di Oniferi; greggi e aziende, fatica di pastori; il sogno industriale, se pur c’è stato, ormai è svanito, risucchiato dalle ciminiere spente nell’orizzonte lontano.

Mattinata di pioggia e come dicevano : “pioggia a Marzo, casu e pane buntantes”. Forse sarà vero. Oniferi ancora sonnacchiosa, asfalto e la periferia di Orani. Il paese di Nivola, subito a sinistra nelle aree artigianali con intraprese plasticamente attive: ferro e graniti per l’intera Sardegna e si ha anche l’ambizione di esportare. La salita si fa dura, la pioggia battente appesantisce il cammino. Sentiero de sas funtanas e le cumbessias, con l’accoglienza gentile delle donne di Sarule. Il santuario richiede ancora sacrificio. La chiesetta che abbraccia e protegge la Barbagia è avvolta dalla nebbia, non riesce a contenere la folla di pellegrini, da Olzai, Orani, Sarule, Ollolai, con due pullman provenienti da Lodè e con la guida del parroco Don Melis. Altre comunità, caleidoscopio di fede, lingue, tribolazioni e speranze. Tutto deposto ai piedi de Sa Soverana Pastora. I parroci e il decano Don Piu accolgono e si fanno interpreti del sentimento comunitario.

Si scende, leggeri, verso sas cumbessias, per ricevere il pane benedetto. Sui volti traspare la libertà, l’armonia ritrovata, qui sul tetto di Sardegna, con senso di fede e di comunità, nell’essenzialità del rapporto con la Madre, lontani dal trambusto delle piccole storie. Per noi cammino a ritroso, ancora pedibus. Ma l’asfalto non frena, stavolta spinge il cammino.

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