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La diga del Taloro torna alla Regione

Efisio Arbau, che presentò un'interrogazione al riguardo l'anno scorso, dice: "adesso coinvolgiamo i Comuni"

| di a cura della redazione
| Categoria: Territorio
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Costruzione diga Taloro (Siesko)

La diga del Taloro torna alla Regione. Con una delibera la Giunta regionale, su proposta dell’assessore ai Lavori Pubblici Paolo Maninchedda, ha attuato la legge regionale del 2006, che “nel tutelare l’acqua come bene primario e pubblico” dispone il “trasferimento delle infrastrutture multisettoriali inserite nel sistema idrico” (multisettoriali è l’utilizzo dell’acqua per le case, agricoltura e idroelettrico ndr).

In questo modo la proprietà e la gestione delle dighe che producono energia idroelettrica - Alto Flumendosa, Taloro, Coghinas e quelle in costruzione di Orgosolo (Cumbidanovu) e Sarroch (Monte Nieddu) - tornano ai sardi. La Giunta ha, infatti, deciso di trasferire (lo farà nei prossimi giorni con un decreto) la gestione degli invasi all’Enas (ente regionale). Fino ad oggi le dighe erano state date in concessione all’Enel, dalle quali, come scrive La Nuova Sardegna, ogni anno incassava 54 milioni, pagando alla Regione 5 milioni di euro (fino a poche settimane fa ne pagava la metà: 2,5).

L’assessore Paolo Maninchedda parla di evento storico, “dal ‘48 non si era ancora riusciti a dire che le dighe principali del multisettoriale erano della società sarda”.

Parole di soddisfazione sono anche quelle espresse dal consigliere regionale Efisio Arbau che già l'8 luglio dello scorso anno, aveva presentato un interrogazione all’allora presidente Cappellacci in cui chiedeva di “risolvere la situazione relativa all'acquisizione al patrimonio regionale delle centrali idroelettriche, oggi illegittimamente detenute da ENEL Spa”.

“Quella mia interrogazione rimase senza risposta – dice oggi il consigliere barbaricino -. La nuova Giunta, però, si è subito attivata, ed ha portato a casa un importantissimo risultato per tutti i sardi”.

Il prossimo passo secondo Arbau deve essere quello di coinvolgere i Comuni. “Occorre costituire un sistema idroelettrico democratico che consenta ai territori interessati dai bacini di avere una congrua contropartita economica”.

a cura della redazione

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