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La nuova sardegna. Il cardinale agli operai: «Vi porto la speranza»

Il segretario di Stato vaticano inaugura due nuovi impianti della Portovesme srl Ai fedeli un messaggio di Papa Benedetto XVI: «Egli vi ha sempre nel cuore»

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di Giuseppe Centore INVIATO A PORTOVESME

«Lunedì pomeriggio riferirò al Santo Padre della mia visita qui nel Sulcis, delle attese e delle speranze dei lavoratori e rinnoverò il vostro affetto per la Sua persona. Egli vi benedice e mi ricorda di dirvi che vi ha sempre nel cuore». Si chiude con un brindisi beneaugurante e la benedizione ai presenti la visita del Segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone a Portovesme. L’alto prelato ha visitato a lungo la Portovesme srl, la fabbrica di proprietà della multinazionale elvetica Glencore che proprio ieri ha dato l’avvio a due nuove linee produttive con un investimento di decine di milioni di euro. Bertone, il più stretto collaboratore di Papa Benedetto XVI, è arrivato poco dopo le 11 con un volo di Stato atterrato a Elmas ed è partito poco prima delle 15. Il saluto. In quelle quattro ore il numero due della gerarchia vaticana ha avuto il tempo di ascoltare i messaggi di saluti di istituzioni e sindacati, presiedere la messa, inaugurare i due impianti di produzione dello zinco e ricevere i vescovi sardi. Una visita programmata con cura e organizzata sin nei dettagli dall’amministratore delegato della Portovesme srl Carlo Lolliri, che con il responsabile del settore zinco e piombo della multinazionale, Aristotelis Mistakidis, ha accolto l’illustre ospite e l’intera conferenza episcopale sarda, in un capannone dell’impianto. L’arrivo. Bertone, accolto ad Elmas dalle più alte autorità civili e militari dell’’isola è entrato nell’ampia sala con un caschetto rosso, accolto dall’applauso di tanti operai e delle loro famiglie. Con loro anche una rappresentanza dei lavoratori delle troppe fabbriche in crisi (Eurallumina, ex Ila, Alcoa, Rockwool, Carbosulcis) che prima della messa hanno consegnato al cardinale doni simbolici, (caschetti in alluminio, carbone) e alcune lettere per il Papa. Una di queste, quella consegnata dall’operaio della Rockwool è stata scritta da sua figlia di undici anni. L’imponente servizio di sicurezza dentro e fuori l’impianto, del resto formalmente Bertone, Segretario di Stato è il “Primo Ministro” della Santa Sede, arrivato con un evidente e massiccio nucleo dell’Ispettorato di Pubblica Sicurezza Vaticano serviva a tenere alla larga eventuali contestazioni, ma il problema non si è neppure posto. Bertone sin dal suo arrivo è stato accolto da sentiti e prolungati applausi e la sua visita per poche ore ha riportato gioia e speranza in un territorio martoriato come pochi. L’azienda. Questo territorio vede nella Portovesme, (pur con alcune cadute processuali che hanno visto condannati in primo grado il suo amministratore Lolliri e due alti dirigenti per diverse vicende, rispettivamente corruzione e traffico illecito di rifiuti) una azienda che fa utili, anche in periodi complessi come questi e che invece di ridurre personale e chiudere impianti, approfittando di tutte le occasioni che la legislazione permette, innova, investe e non licenzia, realizzando sistemi produttivi innovativi e ambientalmente compatibili, al posto di antiquati e ormai spenti impianti; di loro rimangono le carcasse arrugginite che si stagliano per decine di metri ancora al centro dello stabilimento. La Portovesme, il cui amministratore delegato è anche componente dell’ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, ordine cavalleresco cattolico tra i più prestigiosi al mondo, ha fortemente voluto la visita di Bertone per l’avvio degli impianti. Lo ha ribadito nel suo saluto Aristotelis Mistakidis che ha pubblicamente ringraziato Lolliri «e la sua squadra; guardate cosa hanno fatto gli altri – ha detto riferendosi alle alle altre multinazionali nel territorio – e cosa invece abbiamo fatto noi. È la dimostrazione che noi qui vogliamo rimanerci a lungo». Il discorso. E Bertone durante il suo discorso di ringraziamento ha ribadito l’importanza non solo simbolica della sua visita. «Quello che diamo oggi qui a Portovesme è un segno di speranza. Benedire e inaugurare nuovi impianti produttivi costituisce un passo incoraggiante per la proprietà, la dirigenza e tutte le maestranze. Lo meritano questo territorio e questa popolazione, che sa essere dignitosa e civile anche nelle crisi più acute». Bertone ha ricordato la forza della Dottrina sociale cattolica, «che non offre ricette ma validi criteri etici e un metodo per affrontare i problemi», e dopo aver ribadito che il «lavoro rimane l’impegno prioritario per l’Italia», indica nella formazione professionale dei giovani la strada per «investire per il futuro della Regione». «Ho visto impianti moderni, progettati e realizzati – ha detto parlando con la stampa – da ingegneri sardi. Ecco, avete un patrimonio che non va disperso ma coltivato con pazienza e impegno. I frutti arriveranno». L’omelia. Una parola di ringraziamento ai vescovi isolani, «mi ricordo 19 anni fa la marcia per la pace con i minatori e l’allora Vescovo di Iglesias monsignor Miglio, quella forza morale è ancora presente tra voi», e poi la celebrazione della Messa, chiusa con l’Ave Maria in sardo, durante la quale Bertone ha illustrato il significato delle parole simbolo della terza domenica dell’Avvento: la gioia, la speranza e la carità. «Il cristiano è l’uomo della gioia», ha ricordato il segretario di Stato vaticano, citando in più passaggi le parole del Papa sulla dottrina sociale della Chiesa. «Non avrebbe senso un cristiano triste e il motivo di questa letizia è Cristo stesso, che con la sua venuta ci ha redenti una volta per sempre. «Tutto ci è stato donato: che cosa ti manca?», ha detto il cardinale, citando le parole di San Giovanni Crisostomo. «Se fossimo davvero convinti di queste parole non saremmo mai tristi - preoccupati sì, ma non tristi - nemmeno in tempo di crisi economica, come quello che stiamo vivendo. La radice di tale sfiducia è nella mancanza di orizzonti etici e di ideali condivisi che in realtà solo la fede è in grado di donare agli uomini. La speranza è una virtù che vive una decadenza nei periodi di crisi, di passaggio, in cui si riformulano gli orizzonti di valore», ha aggiunto il segretario di Stato. «Non mancano segni di ripresa e di coraggio, come quello di oggi». L’inaugurazione. Il vecchiotto pulmino interno aziendale, usato per trasportare i lavoratori da un reparto all’altro per un giorno è diventata la navetta che ha condotto il cardinale, il suo staff e i vescovi in giro per i due impianti inaugurati con soddisfazione dopo aver premuto il tradizionale pulsante di avvio». Prima della riunione in una saletta riservata presso la direzione aziendale con i vescovi e la partenza per Roma c’è ancora il tempo per un brindisi con un goccio di vino bianco e un saluto a un vecchio compagno di scuola, «ai salesiani di Torino. Erano bei tempi, eravamo tutti giovani», ricorda Bertone, commosso dall’affetto che gli ha riservato l’intero Sulcis-Iglesiente. «Oggi abbiamo avuto la prova che lavoro e salute possono coesistere; negli impianti che ho avuto il piacere di visitare non c’è produzione di polveri e rischi di pericoli per la salute; qui non ci sono rischi che ci sono in altri territori. Ma molto va ancora fatto. La Chiesa con la sua opera, con l’azione e la presenza nel territorio è vicina a voi, alle vostre famiglie e a tutti coloro che si battono per la difesa della dignità dell’uomo. Non siete soli».

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