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L'unione sarda. Agguato fuori dalla parrocchia

Freddato a fucilate Patrizio Lattone, operaio forestale

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Dal nostro inviato
Patrizia Canu
BONO Lo ha aspettato fuori dal salone della parrocchia, con pazienza. Forse era uno, o forse di più. Di sicuro sapevano che lui era lì, nella chiesetta di Nostra Signora di Bonaria, a partecipare al cambio della bandiera, del comitato di Sant'Efisio. Un paio d'ore, in compagnia degli amici, qualche bicchiere, qualche tramezzino. Fuori ad attenderlo, c'era un braccio armato di fucile. Tre colpi, in rapida successione e mortali, al collo e al petto. Nessun avvertimento, soltanto l'intenzione di uccidere e di chiudere un conto che gli investigatori sperano al più presto di chiarire.
LA VITTIMA Patrizio Lattone aveva 28 anni e non si è accorto di morire. Chi lo ha ucciso sapeva che a quell'ora era alla festa e che prima o poi sarebbe dovuto uscire dal salone della chiesa di Bonaria, a Bono. Sono tante le abitazioni lì attorno. E l'una, le due di notte, sono ore piuttosto silenziose. Ma nessuno ha sentito le tre fucilate, e figurarsi se qualcuno ha visto. L'allarme è stato dato ai carabinieri, il giorno dopo. Attorno alle nove del mattino qualcuno ha chiamato in caserma: «Vicino alla chiesa di Nostra Signora di Bonaria c'è un'auto che ha dei buchi nella fiancata», e la comunicazione si è interrotta. Quando la gazzella dei carabinieri si è fermata davanti all'Alfa 156, i militari hanno capito subito. All'interno giaceva il corpo di Lattone. Non ha nemmeno fatto in tempo a mettere in moto. La voce in paese si diffonde in un lampo. Il padre di Patrizio accorre sul posto, raggiunto dal cognato. Cercano di superare il nastro, un carabiniere li ferma, risoluto. Nessuna foto, ringhia il padre, per difendere quel che resta del figlio crivellato di colpi.
L'AGGUATO Il killer, appostato dietro un muretto, ha atteso che l'Alfa di Patrizio Lattone, allevatore con diversi precedenti alle spalle, si fermasse davanti alla chiesa di Nostra Signora di Bonaria. Lattone era al posto di guida quando è stato centrato da tre pallettoni esplosi da distanza ravvicinata che lo hanno raggiunto al viso e al petto, uccidendolo all'istante. Quando il cielo si è schiarito, in via Cesare Battisti sono arrivati i carabinieri della Compagnia di Bono e quelli della Scientifica del comando provinciale di Sassari. L'Alfa 156 è stata minuziosamente ispezionata anche dal medico legale arrivato da Nuoro insieme al procuratore capo Andrea Garau che coordina le indagini. Il suo sostituto, Laura Taddei, ha già affidato l'incarico al perito legale di stabilire modalità e tempi della morte. L'esame autoptico è previsto per questo pomeriggio alle 15.
INDAGINI Gli inquirenti stanno ora ricostruendo le ultime ore di vita di Patrizio Lattone, indagando sulle sue frequentazioni e spingendosi nel suo passato. I militari hanno interrogato per tutta la giornata parenti e amici della vittima, ma le indagini si preannunciano piuttosto difficili. Giovane, scapolo, operaio forestale stagionale, fra qualche giorno gli sarebbe scaduto il contratto. Qualche guaio con la giustizia ma di poco conto, Lattone apparteneva a una famiglia già scampata alle fucilate. Qualcuno aveva già sparato una decina di colpi a una finestra dell'abitazione di famiglia, cinque anni fa. Un altro avvertimento aveva raggiunto il fratello di Patrizio, Salvatore, fuori e dentro dal carcere per reati di una certa gravità. Per adesso gli inquirenti percorrono tutte le piste. Nessuno ha riferito di minacce recenti o di aggressioni. Attorno all'omicidio Lattone c'è, per ora, solo silenzio assordante e le lacrime asciutte di un padre.

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