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La nuova sardegna. Guerra degli agnelli crollano i prezzi

pastori accusano: «I macellatori non comprano apposta» Arbau: Regione assente. Cualbu: serve una borsa telematica

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di Giovanni Bua

NUORO Guerra degli agnelli, atto secondo. Dopo il blocco delle aste online che aveva messo in ginocchio i pastori all’inizio del mese (con tanto di minaccia di denuncia all’Antitrust da parte delle associazioni di categoria) il “blocco” dei macellatori finisce di nuovo nell’occhio del ciclone. Accusato dai pastori di non comprare da giorni nemmeno un capo, facendo colpevolmente calare il prezzo. Che, con il Natale ormai alle porte, crolla ora dopo ora. Quattro euro (teorici) ieri per un chilo di vivo. Con i pochi che sono riusciti a chiudere che però hanno venduto a 3,50. Cifre lontane anni luce dai 5,25 euro ai quali, nelle stesse ore, si compra nelle piazze continentali. Con i pastori che accusano: «Ci sono anche sardi che comprano. A Grosseto ad esempio hanno chiuso un contratto per tutto dicembre. A dimostrazione del fatto che il blocco in Sardegna è punitivo. E ha l’unico scopo di far crollare i prezzi. E venire il giorno prima di Natale a raccogliere i ruderi». A farsi portavoce della protesta è ancora una volta il leader della Base Efisio Arbau. Che da una parte denuncia la ormai imbarazzante assenza della Regione come mediatore in un braccio di ferro che non fa bene a nessuno («La Regione non esiste e ce ne siamo pure fatti una ragione»). E dall’altra chiede ai macellatori un gesto di responsabilità: «È evidente che in assenza di interlocutori politici, gli unici che possono togliere dal dramma i pastori sono gli stessi che stanno concorrendo a crearlo. L'appello è, pertanto, a tutti i macellatori: acquistate tutti gli agnelli in conto vendita con un prezzo minimo da conguagliare al momento della commercializzazione. E' l'unica soluzione possibile anche per consentire a tutti di poter costruire il sistema del futuro, con gli agnelli dei pastori sardi, trasformati e commercializzati in Sardegna, affinché il valore aggiunto non venga regalato a qualche furbacchione continentale». Una soluzione a breve a cui affiancare «una borsa settimanale che definisce il prezzo gestita da tutti i soggetti e garantita dalla Regione». Soluzione a cui sta già lavorando il presidente provinciale di Coldiretti Sassari Battista Cualbu. Tra i fondatori del sistema aste online e membro della giunta della Camera di commercio. «Con la quale stiamo studiando un sistema, forse l’unico, per riportare pace e chiarezza tra allevatori e macellatori: una borsa merci telematica che dia in tempo reale la quotazione dell’agnello, fatta usando parametri inseriti dalle Camere di commercio. Si può fare. E molti, come Reggio Emilia e Modena, già lo fanno. Non è possibile che i macellatori dicano che non comprano perché c’è eccesso di merce. E gli allevatori denuncino invece un ritardo delle nascite che avrebbe fatto calare la produzione del 20 per cento. È evidente che serve chiarezza. E che un mercato delicato come quello degli agnelli, che vive per la metà proprio in questo periodo, e per il quale un giorno in più o meno diventa decisivo, non può vivere di contrapposizioni e bracci di ferro. Che finiscono solo per danneggiare tutti. A iniziare dai consumatori».

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