di Giovanni Bua
NUORO Sei in corsa per un posto in paradiso. Il numero otto dei quindici a disposizione tra Camera e Senato in caso di vittoria. Tre uomini e tre donne che, in varie maniere e con differenti pesi, rappresentano tutte le anime della complessa geografia del partito democratico barbaricino. Con il senatore Salvatore Ladu che si conferma kingmaker. E piazza l’uomo che sembra non avere rivali: Giuseppe Luigi Cucca, avvocato, consigliere regionale, candidato naturale per Roma secondo il cursus honorum democratico, prima che il ciclone Renzi cambiasse per tutti le carte in tavola. «E contento delle primarie – spiega – perché chi vincerà si toglierà la sgradevole patente di nominato. Chi andrà in Parlamento sarà scelto dalla gente. Dalla gente del nostro partito. E anche questo è importante. Perché in mezzo a questo caos il Pd è un punto fermo. E le donne e gli uomini che nel Pd credono, si impegnano, partecipano, sono persone serie, che lavorano per un futuro migliore». E se l’avvocato è il candidato naturale, forte delle oltre cinquemila preferenze alle scorse regionali, di un radicamento capillare nel territorio e dell’appoggio della influente area popolare del partito (compreso quello, confermato, del presidente della Provincia Roberto Deriu), Ladu ha comunque rafforzato la pattuglia con due ulteriori nomi: Maura Ganga, già segretaria dei giovani democratici e ticket naturale con Cucca per chi sceglierà di esprimere la doppia preferenza. E Franco Salis, ex segretario del circolo della Margherita di Oliena, stretto collaboratore dello stesso Cucca. «Un mediano – spiega lui – che ci ha sempre creduto, ha sempre dedicato alla politica una parte importante della sua vita, del suo impegno, della sua passione. Folgorato da una frase di Sebastiano Satta a soli dodici anni. E da allora sempre impegnato a cercare di far risorgere la Sardegna». A provare a far saltare il tavolo Diego Bagiella. Area socialista, consigliere comunale Pd. Una vita nell’associazionismo e nello sport. E soprattutto il passaggio a sostegno del sindaco di Firenze Matteo Renzi. «Renzi ha dimostrato che nulla è impossibile – sottolinea – che i vecchi schemi possono saltare. E che bisogna provarci. Sempre. Nonostante ci rimproverino non abbiamo proprio niente da rimproverarci. Nonostante l’apparato non accetti il confronto noi ci confrontiamo lo stesso. E non potremmo fare diversamente, come dice Gaber: la libertà è partecipazione». Una missione difficile quella di Bagiella. Come quella delle altre due donne in lizza. Che in realtà non sono in diretta competizione con gli uomini (le “classifiche” saranno distinte per genere), ma che per sperare in un ripescaggio devono fare “il botto”. A Nuoro infatti tocca un posto, e teoricamente alle liste Pd della Sardegna manca una donna (ne devono arrivare almeno 4 in zona “eleggibile”, e sicure sono solo quelle di Sassari, Cagliari, e, probabilmente, Oristano). Ma se Cucca vincerà alla grande il suo posto (comunque difficilmente in discussione, visto che la quarta donna potrebbe arrivare dalle due caselle nazionali) sarà blindatissimo. «Ci proviamo lo stesso», spiega Clara Michelangeli, la giovane sindaco di Onanì. Una outsider con una benedizione pesante. Quella del consigliere regionale e vicesegretario del partito Francesca Barracciu, a lungo indicata come possibile “derogata” insieme a Cucca, e che pesca voti in area Ds, nell’ex area Soru, e nel suo ormai personale e trasversale bacino di sostenitori. «Francesca mi ha dato coraggio – spiega Clara Michelangeli – ed entusiasmo. Ed è la stessa cosa che io vorrei comunicare. Ai giovani, alle donne. Ma anche ai tanti che si sono allontanati dalla politica perché non la capiscono, la sentono lontana, inarrivabile. Io sono una giovane mamma, e ho tante cose da imparare. Ma facendo il sindaco ho imparato ad ascoltare». Sempre di area Ds è la sesta candidata: Luisa Puggioni, ex segretaria del circolo Pd a Mamoiada, dentro al segreteria provinciale e la direzione regionale del partito. Vicina a uno degli uomini forti degli ex democratici di sinistra: Vincenzo Floris. «Per lavoro – spiega – tocco con mano ogni giorno la disperazione dei giovani, che non hanno lavoro, speranze. Io stessa sono una precaria, una mamma. E penso che la politica possa e debba essere la soluzione. Queste primarie sono un primo passo. L’apertura alle donne, ancora timida, un altro. Ora tutti devono prendere coraggio, metterci l’impegno. La faccia.»
