Quelli che vincono e quelli che perdono, ma senza rinunciare alla convergenza. Finisce così il sabato di ProgReS, il Progetu Repùblica de Sardigna che ieri ha cambiato il segretario nazionale. L'ha spuntata Franco Contu, erede del dimissionario Salvatore Acampora. Ma siccome nel movimento indipendentista c'è chi avrebbe preferito una “leadership liquida”, ecco la mediazione: il vice di Contu cambierà ogni due mesi, e sarà a rotazione uno dei nove coordinatori territoriali. Il congresso, che si è svolto a Cagliari, è stata l'occasione per riunire la galassia dell'indipendentismo sardo. E tutti hanno promesso: «Dobbiamo marciare uniti».
CAMBIO AL VERTICE Contu è segretario alle otto di sera, facendo segnare il terzo cambio al vertice in venti mesi di vita. Ma c'è un altro ramoscello d'ulivo servito, oltre la seconda poltrona che gira: «La doppia presidenza, un uomo e una donna, per la parità di genere (i nomi dopo la prima riunione dell'esecutivo)». Contu potrà contare su quattro fedelissimi: Paolo Piras, Massimeddu Cireddu, Lorenzo Ghiani, Daniela Salaris.
Sulle dimissioni di Acampora pochi commenti. Lo stesso numero uno uscente, consigliere comunale a Lanusei, derubrica la mossa col sorriso: «Troppi impegni». Non è sfuggita nemmeno la sedia lasciata vuota dal nuorese Bobore Bussa, predecessore di Acampora. Insomma, se qualche scaramuccia c'è stata, gli ex Irs sono riusciti a tenerla ben nascosta.
IL PROGRAMMA Ieri è uscito sconfitto pure il presidente, Omar Onnis, che sosteneva la mozione della leadership diffusa. Tuttavia, è stato lui ad aprire il congresso. «Essere indipendentisti - ha detto - vuol dire ricostruire un modello fondato sulle relazioni, sociali ed economiche», ma senza trascurare la transizione. Quindi: «Le risorse che ci deve lo Stato italiano vanno recuperate per adeguare le infrastrutture». Poi l'energia («Enel e Terna sono parassiti»), i trasporti («dobbiamo trattare noi rotte e prezzi dei collegamenti») e l'istruzione («liberiamoci dagli ordini romani»).
GLI OSPITI Gesuino Muledda (Rossomori) apre il giro delle reazioni: «Ogni volta che discutiamo, capiamo quanto siamo convergenti. Non dico di fare il partito degli indipendentisti, ma individuiamo la strada verso il traguardo». Bustianu Cumpostu vuole stanare «i collaborazionisti, chi milita nei nostri movimenti ma intende mediare coi partiti italiani. Siamo per la sovranità, non il sovrazionismo». Claudia Zuncheddu (Sardigna libera) chiarisce: «Il salto si fa solo liberandoci da leaderismo e attaccamento al potere».
Bettina Pitzurra (Irs) richiama «la dottrina gandhiana dell'abnegazione per allontanare i personalismi». Il bicchiere mezzo pieno lo vede Cristiano Sabino (A Manca pro s'indipendentzia): «Grazie all'unità, stiamo facendo e vincendo tante battaglie».
Alessandra Carta
