Doveva essere il Capodanno più importante della sua breve esistenza. Prima il compleanno per i 18 anni, poi la festa di san Silvestro con gli amici. Ma per Stefano Cara, il giovane di Lodè morto domenica in un incidente di caccia nelle campagne di Porthellittos, il doppio evento non si è compiuto. La malasorte non gli ha dato neanche il tempo di godersi la festa per i 18 anni: è morto il giorno del compleanno. Ieri pomeriggio, dopo l'autopsia eseguita a Nuoro nel pomeriggio di san Silvestro, l'intero paese lo ha salutato per l'ultima volta in un clima di grande dolore. Una folla commossa dentro la chiesa di sant'Antonio da Padova e davanti al sagrato, ha circondato d'affetto la madre e le due sorelle.
IN CHIESA Centinaia di persone hanno gremito la navata il santuario fino alla piazzetta antistante. Solo le campane con i rintocchi funebri riecheggiavano nella tristezza generale per una morte assurda e figlia della fatalità . Già perché rispetto ad altri incidenti che hanno funestato questa stagione venatoria, a stroncare la vita al giovane cacciatore è stata una serie di casi fortuiti accompagnati dalla sfortuna più nera. Il colpo di fucile sparato dal capo caccia era indirizzato ad un cinghiale uscito allo scoperto subito dopo la chiusura della battuta. Una regolarissima cartuccia caricata a palla sola che dopo aver superato un'intera vallata, avrebbe rimbalzato per poi centrare in pieno petto il ragazzo.
IL VESCOVO «Spiegare una morte del genere diventa difficile per chiunque - ha detto durante l'omelia monsignor Mosè Marcia - ma bisogna abbandonarsi alla fede perché è l'unica via che dà un senso ad ogni cosa». Il vescovo di Nuoro è arrivato a Lodè proprio per officiare il rito funebre nella giornata dedicata alla Madonna. Al suo fianco il nuovo parroco, don Giovanni Melis, che due mesi fa ha preso il posto di don Luciano Pala. Sotto l'altare, affiancati alla bara bianca ricoperta da un cuscino di rose bianche, i compagni di scuola di Stefano, gli amici e i componenti delle diverse compagnie di caccia. C'erano anche i docenti dell'istituto agrario di Siniscola, dove il giovane frequentava la quinta.
LA MAMMA Momenti toccanti resi ancora più strazianti dal dolore di una mamma inconsolabile che a malapena riusciva a sorreggersi. E poi le sorelle Giuseppa e Margherita, in un mare di lacrime. Conclusa la messa, il mesto corteo verso il cimitero. «Stefano mio, Stefano mio», diceva la madre del ragazzo che solo due anni fa ha dovuto dare l'addio al marito stroncato da una malattia. Domenica scorsa la malasorte ha colpito ancora e quella che doveva essere una giornata di festa si è tramutata in terribile tragedia.
Fabrizio Ungredda
