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La nuova sardegna. Rossella Urru ha detto no alla candidatura

Alla cooperante di Samugheo era stata proposta dal Pd, ma lei ha risposto: «Grazie, però non mi sento ancora pronta»

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di Umberto Aime

CAGLIARI Rossella Urru ha detto no. Per lei c’era un posto sicuro alla Camera dei deputati. L’offerta era arrivata dal Pd, ma dopo averci pensato qualche giorno, ha risposto con un Sms: «Grazie, ma non mi sento ancora pronta per un incarico così importante e prestigioso». Con semplicità e naturalezza, si è tirata fuori dalla mischia elettorale. Altri avrebbero fatti salti mortali per essere della partita, ma Rossella è di un’altra pasta, quella buona, e ha tirato dritto con un sorriso. Lo stesso di quel primo giorno in Italia dopo nove mesi di prigionia nel deserto. Era il 18 luglio dell’anno scorso, quando subito dopo essere stata liberata, all’aeroporto di Ciampino, disse subito, di getto e col cuore: «Grazie a tutti per avermi riportato a casa». E grazie ha detto anche a chi due mesi fa aveva bussato alla porta della sua casa di Samugheo, per proporle di candidarsi. L’ambasciatore era Franco Marras, segretario organizzativo del Pd sardo, che ora svela il segreto della trattativa. «Posso raccontarlo – dice – perché Rossella mi ha dato il permesso. Senza il suo sì, non l’avrei mai fatto. Ma volevo farlo. Sì sono convinto che il lieto fine di questa storia, perché è un lieto fine, possa servire da insegnamento a molti. A farci capire meglio e molto di questi giovani che lavorano in posti lontani, sperduti e pericolosi, per aiutare gli altri. Pensano sempre e solo a chi sta peggio di noi, Mai a se stessi. Anche stavolta Rossella ha rifiutato i riflettori e credo che presto ritornerà nella sua Africa». Due mesi fa, il primo incontro. «Col segretario regionale Silvio Lai c’era venuta l’idea dicandidare Rossella. Ci sembrava la persona giusta per chiudere una stagione tormentata del Parlamento, quella purtroppo molto pizzi e lustrini, e aprirne una nuova: pulita e limpida. Sì, Rossella e il suo mondo della cooperazione internazionale era proprio il volto che cercavamo». È facile anche pensar male: con un testimonial così, sarebbe stata una messa di voti. «La speculazione non c’entra. Parliamo di due mesi fa, quando i sondaggi davano il Pd nettamente in testa e siamo ancora lì, davanti a tutti, Non avevamo e non abbiamo bisogno di acchiappavoti». Allora perché? «Lo ripeto. La politica del dopo Berlusconi ha bisogno e voglia di poter contare su persone credibili, meglio ancora, pure». Il primo incontro. «A Samugheo, nella casa di famiglia. Lei ha subito capito quali erano stati i motivi trasparenti della nostra scelta. Mi ha ascoltato con molta attenzione, abbiamo parlato a lungo e poi mi ha chiesto due giorni per darci una risposta». Che è stata negativa. «Detta così è molto riduttivo. Il suo no è arrivato con un messaggio che mi ha stupito per la sincerità» Racconti e sveli. «Il messaggio lo conservo ancora, eccolo: Grazie per le belle parole. La mia è stata una scelta difficile ma ponderata. So bene che è un momento cruciale e mi sarebbe piaciuto sostenere il cambiamento, purtroppo non è per me il momento opportuno. Spero capirete. Vi ringrazio ancora per la fiducia. Grazie e buona fortuna. È o non è speciale?». Sì, lo è. «Lo dico ancora una volta: sono rimasto colpito dalla personalità di questa ragazza. Aveva l’occasione di essere eletta al Parlamento, ma ha preferito proseguire per la sua strada. Quanti altri avrebbero declinato l’invito?». Pochi. Ma confessi: il partito c’è rimasto male per questo rifiuto? «No, assolutamente. Dopo una risposta così abbiamo preso atto di una decisione che ci è sembrata persino meglio di un sì. Con quel suo no motivato, posso dire addirittura umile, Rossella ci aveva dato la conferma che avevamo visto giusto e bene nella scelta iniziale». C’è stato un altro incontro? «Qualche giorno fa, ci siamo risentiti al telefono. Le ho chiesto se ci avesse ripensato nel frattempo. Ma ho ricevuto la stessa risposta: non mi sento ancora pronta. Poi mi ha parlato dei suoi progetti. Sono sicuro che ritornerà presto in Africa. Questa è la mia missione, mi ha detto prima dell’immancabile Grazie per la fiducia».

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