L'ultimo spenga la luce: nel Pd sardo ormai ci sono forse più autosospesi (o dimessi) che iscritti. Le candidature hanno provocato un terremoto, impossibile citare tutti i dirigenti che protestano per le liste approvate martedì dalla direzione nazionale: «Hanno tradito le primarie», dicono.
Il gesto più clamoroso è del capogruppo in Consiglio regionale Giampaolo Diana, che si dimette insieme al vice Marco Espa. Si autosospendono i segretari provinciali, il presidente dell'Anci Cristiano Erriu, decine di eletti negli organismi di partito e nelle istituzioni. Tace invece il segretario Silvio Lai, che però stasera riunirà la direzione regionale a Oristano: molti gli chiedono di rinunciare alla propria candidatura, come annunciato alla vigilia in caso di liste non condivise dall'Isola. E qualcuno spera addirittura che ritirino la disponibilità tutti i vincitori del voto del 30 dicembre.
IL CAPOGRUPPO «Le decisioni della direzione nazionale sono uno schiaffo pesantissimo», dice Giampaolo Diana annunciando le dimissioni: «Vanificano le primarie, non rispettano l'equilibrio tra i generi e tra i territori». L'ex leader della Cgil vuole rilanciare il negoziato con Roma: «Bisogna far capire a Bersani - dice, lui bersaniano di ferro - che le regole si rispettano».
Con Diana c'è quasi tutto il gruppo, a partire dalla vicesegretaria regionale Francesca Barracciu che già dal giorno prima aveva aperto il fuoco contro le liste. C'è Giuseppe Cuccu, che in serata comunicherà a Bersani le «irrevocabili dimissioni» dall'assemblea nazionale. Cesare Moriconi si autosospende dal partito; e così Chicco Porcu, che scrive a Matteo Renzi per chiedere «ogni possibile intervento» per salvare l'unico renziano che ha vinto le primarie, Gavino Manca. Porcu si appella anche a Lai: «Rifiuti di capeggiare una lista mortificante per la Sardegna».
LA PROPOSTA Glielo chiedono in molti. C'è chi pensa a una scelta allargata agli altri candidati in posizioni sicure. È vero che Siro Marrocu si fa vedere accanto a Diana, e che emergono i malumori di Giovanna Sanna e Romina Mura.
L'appello diretto arriva dal segretario cittadino di Cagliari Yuri Marcialis, che rimette alla direzione regionale il suo mandato insieme al leader provinciale Thomas Castangia e al vice Giuseppe Frau, al segretario del Medio Campidano Mirko Vacca e ad altri vertici federali. «I candidati promuovano azioni forti», dice Marcialis: come, appunto, ventilare il gran rifiuto.
«Resto fiducioso sulla possibilità di una soluzione positiva», dichiara Castangia, che fa appello a Enrico Letta, presidente del comitato elettorale nazionale nonché sponsor di Francesco Sanna: il recupero del senatore, cui pure tutti riconoscono un ottimo lavoro da parlamentare, sovvertendo le primarie dà fastidio più degli inserimenti di Luigi Manconi, o del socialista al quarto posto della Camera.
Quest'ultimo, per altro, forse non ci sarà : il Psi è deluso per i pochi posti garantiti dal Pd e minaccia la rottura. Se restasse vuoto il posto del socialista ignoto (si parla di Bobo Craxi o una donna della società civile) ritornerebbe ottavo Gavino Manca; improbabile che riappaia la renziana sulcitana Alessandra Tresalli.
SINDACI E GIOVANI Solo stasera si saprà se gli inviti a gesti clamorosi verranno raccolti. Di sicuro nella direzione regionale si moltiplicheranno le lamentele. Ieri hanno firmato un documento di autosospensione dal Pd anche dieci dei dodici consiglieri provinciali di Cagliari, nonché tutti quelli di Sassari. «Non siamo qui a pettinare le vostre bambole», tuona il consigliere provinciale gallurese Andrea Viola, candidato alle primarie: «Se le cose non cambieranno, non posso più sostenere il Pd a queste elezioni».
Le proteste piovono soprattutto dai territori più penalizzati (Cagliari, Sassari; molto meno Nuoro e Sulcis). Dal nord dell'Isola arriva un documento firmato da oltre cento amministratori locali: il primo a sottoscrivere è il sindaco sassarese Gianfranco Ganau. E prese di posizione simili provengono un po' da tutta l'Isola. Tra i più delusi, i Giovani democratici: anche il segretario regionale Mauro Usai si autosospende, così come il suo omologo di Cagliari Federico Manca. «Quella per le primarie e contro il Porcellum è stata una battaglia nazionale dei Gd», ricorda Usai, «e sono stati molti di noi a tenere aperti i seggi durante le vacanze di Natale. Avevamo riavvicinato molti ragazzi coinvolgendoli nella scelta dei parlamentari, ora sono tutti delusi».
Giuseppe Meloni
