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La nuova sardegna. Il Quinto moro apre ai sardisti

Marrubiu: Prato e i suoi compagni pronti a un’intesa. In pista anche Benito Urgu

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di Giampaolo Meloni INVIATO A MARRUBIU Il Quinto moro sta con i Quattro mori. Il movimento politico culturale dei Pratici generato da Andrea Prato, già assessore dell’Agricoltura nella prima parte del mandato nella giunta regionale guidata da Ugo Cappellacci, ha deciso di aderire all’’appello del Psd’Az per presentare alle elezioni politiche, Camera e Senato, liste congiunte dei movimenti indipendentisti sardi, con posizioni di primo piano per i candidati espressi dal Quinto moro. In testa a tutti lo stesso Andrea Prato: «Ci mettiamo l’impegno e la faccia». La crisi del governo regionale è ormai alle porte e negli ambienti politici è netta la convinzione che sarà formalizzata in tempi brevi, comunque entro l’appuntamento del voto nazionale. «In questo scenario ci siamo mossi perché riteniamo di dover essere in campo se vogliamo fermare l’agonia della Sardegna», è il ragionamento che fa Andrea Prato, proponendo a un’assemblea di oltre un centinaio di persone l’analisi che sancisce «la rottura istituzionale tra Italia e Sardegna» come radiografia finale del risultato politico ottenuto da Monti, Berlusconi e Bersani. Da qui Prato ricava la conferma dell’opportunità di partecipare alla sfida elettorale. «A sentire i politici di qualsiasi partito sardo, l’isola non conta nulla. Qualsiasi cosa venga decisa, tutti zitti e a cuccia per difendere ciascuno il proprio orticello». Il movimento del Quinto moro non è «una formazione storica sardista – spiega Prato –: siamo la società, ci sono professionisti e lavoratori di tutti i settori». Lui viene dal centrodestra, tanti da formazioni di centro, altri da area indipendentista, altri dalla sinistra come Michele Orlandi, direttore generale Conad. Il punto comune è che tutti sono «delusi» dalle politiche di Monti, Berlusconi e Bersani. «Stanno sempre a raccontare che tutto va bene – incalza il leader del movimento –, quindi se votiamo loro stiamo dicendo che tutto va bene. È tempo di far capire che siamo veramente incazzati, dando ai partiti sardi l’occasione di poter esprimere le loro potenzialità. Questo è meglio del non voto». Obiettivo: andare oltre i 35mila voti del Psd’Az alle regionali. Passare il traguardo soprattutto al Senato, dove il Porcellum imporrebbe un risultato almeno dell’8 per cento per spuntare l’elezione: «Siamo fiduciosi – dice Prato –, ci battiamo per 5 sovranità: agroalimentare, energetica, logistica, culturale e fiscale: questi partiti non ce le daranno mai, neppure sono capaci di fare per bene le primarie –, attacca –. Non vogliamo che prevalgano ancora». Le proposte di candidatura dovranno essere espresse dalle associazioni territoriali dei Pratici e discusse poi insieme al Psd’Az. Tra i nomi che lavorano per far crescere il movimento («siamo nati per affermare i valori della cultura cattolica nella politica») c’è lo storico del sardismo Giovanni Mastinu, il giovane ingegnere Giovanni Russo, il coordinatore dei Pratici di Cagliari Roberto Muller, il cabarettista Benito Urgu, la coordinatrice di Sassari Francesca Satta, il consigliere comunale di Oristano Tonino Falconi, Antonello Cesaraccio, Salvatore Sedda, Flavio Cabitza. I progetti sono chiari. «Aderiamo all’appello del Psd’Az per questo impegno e per le sfide future», ammette Andrea Prato. Ossia, dopo le politiche, le elezioni regionali. Ormai 6 assessori della giunta Cappellacci sono fuori. Entro il 25 sarà crisi.

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