Rissosi tra loro, poi tutti uniti contro Roma: come al solito il Pd sardo sembra il villaggio gallico di Asterix e Obelix, stavolta però prevale la lotta comune. Da Oristano i vertici del partito bocciano all'unanimità le liste approvate martedì dalla direzione nazionale, e chiedono - senza escludere clamorose rinunce dei candidati - di ridiscutere l'ordine già sancito.
Missione impossibile? Può darsi: forse il massimo che potrà accadere è l'eliminazione del socialista ignoto, cui spetterebbe il quarto posto alla Camera, con promozione dei sardi che seguono. Ma la protesta esplosa in questi giorni trova uno sfogo, e dice una cosa chiara a Pier Luigi Bersani: riprenditi quelle liste, rispetta l'esito delle primarie.
LA VOTAZIONE Andrà già oggi a dirglielo - magari con altre parole - Silvio Lai, nel rispetto del mandato della direzione regionale. L'ordine del giorno votato dopo quasi sei ore di riunione approva la scelta del segretario di negare, al comitato elettorale nazionale, l'intesa sulle liste sarde. L'elenco vede lo stesso Lai capolista al Senato ed Emanuele Cani alla Camera: promosso col cosiddetto «ascensore» che recupera Francesco Sanna, secondo alle primarie.
Proprio il sovvertimento dei risultati del 30 dicembre, al di là della stima generale per il senatore Sanna, ha causato il mail bombing di dirigenti di tutti i livelli, che da due giorni si autosospendono o dimettono dagli incarichi di partito. A partire dal capogruppo in Consiglio regionale Giampaolo Diana («l'ho fatto per rafforzare il segretario nella sua battaglia per la nostra autonomia»). Le altre novità poco gradite sono gli inserimenti del famoso socialista e di Luigi Manconi.
IL DIBATTITO L'ascensore è il bersaglio di molti, e c'è chi chiede a Francesco Sanna di rinunciare. Il più diretto è Pier Sandro Scano, che ipotizza la rinuncia di tutti i candidati: «Basta non firmare. Le leadership nascono nella tempesta, non nella bonaccia». «Io ho perso le primarie e lo accetto, ma abbiamo corso per dieci posti scoprendo poi che erano sette», nota Chicco Porcu (che trascina di peso nel 2013 la dialettica interna al partito con la diretta su Twitter della riunione, mentre Emiliano Deiana fa altrettanto su Facebook).
Il dispositivo finale non conterrà inviti personali. Raccoglierà però le richieste emerse fin dal primo intervento dopo la relazione di Lai, quello di Graziano Milia, che aveva già votato contro le liste in direzione nazionale. «Non si può essere autonomisti a intermittenza», dice l'ex presidente della Provincia di Cagliari, introducendo uno dei temi della serata: la nascita del vero Pd sardo, federato con quello romano ma non in silenziosa obbedienza.
Un silenzio attento è invece quello che accoglie l'intervento di Paolo Fadda, uno dei vincitori delle primarie penalizzati: «È un onore essere voluto dagli elettori e bocciato da Roma, non avrei accettato il contrario», esordisce. Poi sprona Lai alla battaglia: «Se io sono un ostacolo, mi farò da parte o accetterò l'ultimo posto, come tanti amici spesso schierati in candidature di servizio. Ma il segretario deve capeggiare la rivolta».
CONTROCORRENTE Chiedono di rispettare il risultato delle primarie, la parità di genere e le varie regole Mario Bruno, Tore Cherchi, Thomas Castangia, Giacomo Spissu e altri. L'unico in controtendenza è Renato Soru, che ricorda di aver votato a favore delle liste in direzione nazionale: «Si parlava dell'Italia, non della Sardegna. Sono state votate tutte insieme». E ora, fatte le candidature, bisognerebbe concentrarsi solo sulla campagna elettorale. Quanto alle primarie, l'ex governatore le derubrica a «una consultazione fatta un po' all'ultimo momento. In ogni caso Francesco Sanna non altera il voto, non danneggia chi ha vinto nel Sulcis».
Lo contraddice, tra gli altri, Arturo Parisi. Soru comunque voterà l'ordine del giorno, il cui testo ricalca le indicazioni di Antonello Cabras («quella lista non può essere presentata, chiediamo che sia corretto l'elenco»). Tra gli interventi che orientano la soluzione finale, pesa molto quello di Gian Piero Scanu, che pure avrebbe la rielezione garantita: «Il malessere nel partito c'è. Io non avrei accettato ascensori. Metto il posto a disposizione del segretario, per negoziare ogni soluzione», aggiunge raccogliendo l'invito di Scano. Anche Siro Marrocu si dice «pronto ad azioni clamorose».
SCENARI Ora la sensazione è che strappare modifiche da Roma sia difficile ma non impossibile. Non sono esclusi rimescolamenti tra Camera e Senato, o scelte a sorpresa dei singoli: Sanna, Lai o tutti insieme. «Nelle prossime ore proseguiranno le interlocuzioni con la commissione elettorale», conferma il segretario in un comunicato, diffuso dopo la mezzanotte, che ricorda i «30mila votanti e mille volontari» del 30 dicembre. Adesso si tratta di dimostrare a tutti loro che quel giorno non si scherzava.
Giuseppe Meloni
