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L'unione sarda. Csl e Cesil, il grande pasticcio

La doppia beffa: precari storici e servizio offerto a singhiozzo

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È ancora molto ingarbugliata la vicenda che riguarda i circa 350 operatori precari dei Centri servizi per il lavoro e dei Centri di inserimento lavorativo dei soggetti svantaggiati. Hanno in media 40 anni, famiglia e figli a carico. Tanti di loro sono laureati e specializzati. Nonostante abbiano una decina d'anni di esperienza, gli operatori di questi centri non hanno alcuna prospettiva di essere stabilizzati.
DOPPIA PRECARIETÀ La riflessione che fa Manuela Piras, 40 anni, portavoce regionale di Cesil e Csl e referente lavoratori Uil Temp, è amara. «A oggi - spiega - tanti di noi non sono in servizio. Io, per esempio, sono psicologa del lavoro specializzata in formazione e selezione del personale e psicoterapeuta. Lavoro da 9 anni e mezzo in due Cesil, a Carbonia e a San Sperate. Nonostante il finanziamento, annunciato con la determinazione del 7 gennaio scorso, in miei dirigenti sono dubbiosi sulla fattibilità». Oggi una rappresentanza consegnerà una richiesta di proroga sia all'Agenzia regionale del lavoro che alla Giunta.
I DISAGI Le conseguenze della chiusura dei centri sono molteplici: «Un caso emblematico è quello del Csl della provincia di Sassari. Gli operatori sono fermi da maggio scorso, perché la dirigente non ha più prorogato i loro contratti. Il problema è che l'interruzione si riflette sul servizio offerto».
MANCANO I FONDI È forte l'appello alla Regione: «Chiediamo alla Giunta - dice la portavoce dei Cesil e dei Csl - che proceda con ciò che è previsto nella legge regionale 25, dello scorso 20 dicembre, ovvero il passaggio del personale all'Agenzia regionale per il lavoro, perché sia attuata una riorganizzazione dei servizi. Sarebbe auspicabile passare tutti sotto un unico ente regionale, visto che le competenze del lavoro sono della Regione e delegate alle Province. Solo così si potrebbero rendere omogenee le situazioni. Abbiamo sette Province con gli operatori e una scoperta (quella di Carbonia-Iglesias, ndr ). In questo modo si potrebbe ricoprire anche quella, e i 55 Comuni. Stiamo parlando di una sessantina di datori di lavoro con formule contrattuali diverse».
I SINDACATI Intanto, nei giorni scorsi, i segretari regionali Cgil, Cisl, Uil e Ugl Sardegna, e gli assessori provinciali del Lavoro, con una nota indirizzata ai presidenti di Regione, Consiglio regionale, IV commissione, ai capigruppo e all'assessore regionale del Lavoro, hanno chiesto «l'immediata messa all'ordine del giorno dell'aula del Consiglio del provvedimento di riassetto e rilancio del sistema. Il tema generale dei servizi per l'impiego, in una fase delicata e complessa per l'Isola, deve vedere un ruolo attivo e responsabile da parte di tutti i soggetti interessati, per superare la fase sperimentale ancora in corso e giungere a una moderna organizzazione del sistema».
Eleonora Bullegas

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