di Valeria Gianoglio
NUORO Dal 2009 e sino all’anno appena trascorso, nelle autocertificazioni che presentava puntualmente all’Argea e in altri sportelli, lo aveva sbandierato come fiorente azienda agricola nelle campagne di Ovodda. Nel mio ovile ho trecento capre – attestava tra documenti e scartoffie – produco latte di ottima qualità, tratto bene i miei animali, e per continuare a farlo ho bisogno dei contributi comunitari che sostengono gli allevatori. E negli ultimi tre anni Mario Cuga, 62 anni, ovoddese, di mestiere, almeno ufficialmente, pastore, l’aveva anche spuntata. Forse per colpa di qualche funzionario compiacente, forse a causa di controlli inesistenti, certo è che era riuscito a gabbare il sistema, a ottenere una prima tranche di contributi comunitari pari a 63mila euro – ma altrettanti gli stavano per essere erogati – e a spacciare un ovile decadente per azienda agricola, e uno sparuto gruppo di quadrupedi – costituito da due mucche e venti ovini intestati a lui ma tenuti da un amico di Tiana – per un gregge di 300 capre. Le capre inesistenti. Aveva messo in conto tutto, Mario Cuga, e forse si sentiva in una botte di ferro, visto che per quasi tre anni era passato indenne agli accertamenti, e per ottenere una soglia più alta di contributi acquistava il latte da un conoscente, lo spacciava per suo e lo inviava a un laboratorio di Oristano per farlo certificare come “buono”. Ma forse non aveva messo in conto che alla fine la ruota gira, i sospetti si moltiplicano e i controlli arrivano. Tanto che nel maggio dell’anno scorso i carabinieri della compagnia di Tonara, guidati dal capitano Livio Rocchi, con i colleghi della stazione di Ovodda, guidati dal maresciallo Angelo Izzo, e gli uomini della squadriglia Tascusì decidono di mettere il naso nella proprietà di Cuga. Ebbene, dopo un breve sopralluogo, basta loro una rapida occhiata per accertare che le 300 capre, in quel terreno, erano perfette sconosciute. Altro che gregge florido. «Non possiamo dire se prima del 2009 le avesse avute – precisa il capitano Rocchi – ma è certo che dall’agosto 2009 non ne aveva. Il suo ovile non era neppure attrezzato per un allevamento». L’inchiesta. Le indagini, dunque, entrano nel vivo. Il sostituto procuratore di Nuoro, Andrea Schirra, apre un’inchiesta, raccoglie i dati recuperati dai carabinieri, e calcola con precisione anche l’ammontare dei contributi che Cuga aveva percepito. Un aiuto prezioso arriva anche da un nucleo di carabinieri specializzato: i militari del comando politiche agricole. Il pm Andrea Schirra, alla fine, tira le somme e denuncia in stato di libertà Mario Cuga per truffa aggravata finalizzata al conseguimento di erogazioni pubbliche, malversazione ai danni dello Stato, perché aveva dirottato i soldi ad altri fini, e falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico. I conti sequestrati. E per queste ragioni, stabilisce il pm applicando le “misure cautelari reali”, Cuga non potrà esercitare, fino a nuovo ordine, l’attività di allevatore. Né potrà toccare i suoi conti correnti, visto che il pm li ha congelati attraverso un sequestro preventivo finalizzato a una confisca. L’obiettivo è quello di assicurarsi che i soldi possano tornare nelle casse dell’Erario. Al momento, tuttavia, nei conti di Cuga non risultano cifre consistenti: dei 63mila euro di contributi percepiti, ne sono rimaste solo poche migliaia. Ma la caccia al denaro non è finita ed è stata coinvolta anche la Corte dei conti. La Procura aveva chiesto al gip l’emissione di una misura di custodia cautelare in carcere, nei confronti dell’allevatore, ma il gip non l’ha accolta. Ma il pm sembra intenzionato a ricorrere in appello.
