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L'unione sarda. Contributi per le capre fantasma

OVODDA. Mario Cuga, 62 anni, è stato denunciato per truffa aggravata, malversazione e falso

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Le sue trecento capre si erano meritate tutti i contributi possibili e immaginabili, dai soldi per il benessere animale (con relativo premio per la qualità eccellente del latte) all'indennità compensativa, ai fondi regionali per il comparto. In tre anni 59 mila euro. Soldi veri per bestie fantasma. Difatti, dei trecento capi dichiarati nelle richieste di sostegno alla sua azienda zootecnica, Mario Cuga, 62 anni, pastore di Ovodda, non ne aveva neanche uno. Una truffa bella e buona.
LE INDAGINI Sicché, dopo le indagini dei carabinieri della stazione del paese con il supporto dei militari del Comando politiche agricole e della squadriglia di Tascusì, l'uomo è finito nei guai con una denuncia a piede libero, l'interdizione temporanea dall'attività zootecnica, il sequestro preventivo per la confisca dal conto corrente della somma equivalente a quella percepita con frode (59 mila euro più gli interessi). Accuse pesanti: truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, malversazione ai danni dello Stato, falsità ideologica. Il pm Andrea Schirra aveva chiesto l'arresto, ma il gip non ha dato il via libera. La Procura di Nuoro sta valutando l'ipotesi dell'appello. L'indagine dell'Arma è stata avviata nel maggio scorso quando i militari della stazione, al comando del maresciallo Angelo Izzo, cominciarono a chiedersi come mai il pastore che non aveva bestiame percepisse tanto di contributi regionali e comunitari. «Dai controlli fatti abbiamo potuto accertare che l'allevatore non possedeva i capi dichiarati - ha spiegato il capitano Livio Rocchi, comandante della Compagnia di Tonara -. A parte qualche bovino, le uniche capre a lui intestate sono una ventina, animali che però si trovano nell'ovile di un altro allevatore in agro di Tiana».
TUTTI GLI AIUTI Ai carabinieri è bastato andare a guardare dentro i poderi del sessantaduenne di Ovodda per appurare che non esisteva alcuna capra da record. Una semplice visita a domicilio nelle verdi valli che evidentemente non viene fatta dagli organi regionali delegati all'esame delle richieste di contributo presentate dai pastori. Dal 2009 («riguardo le annualità precedenti non possiamo avere certezza», ha sottolineato il capitano Rocchi) Mario Cuga - dopo aver presentato false dichiarazioni - incassava gli aiuti per il benessere animale, quelli dell'indennità compensativa (per gli imprenditori agricoli che operano in zone montane e svantaggiate); quelli della legge regionale 15 del 2010, e tutti i contributi comunitari che possono essere richiesti con la cosiddetta domanda unica.
IL TEST QUALITÀ Ogni santo mese, il pastore che non aveva più bestiame faceva analizzare un piccolo campione del latte delle sue trecento capre fantasma dai tecnici di un laboratorio di Oristano che attestavano così la qualità eccellente del prodotto. Un certificato che gli serviva per ottenere il premio più alto previsto dal protocollo sugli aiuti del benessere animale. «Il campione portato in laboratorio - hanno spiegato il capitano Livio Rocchi e il maresciallo Angelo Izzo - era in realtà latte che lui acquistava da un altro allevatore di Ovodda». Inutile dire che, chiusa l'inchiesta, le indagini dei militari dell'Arma su questo filone vanno avanti.
L'ISTRUTTORIA Ma com'è possibile che si possano incassare quasi 60 mila euro di contributi per bestiame che non esiste? «Non è vero che non si fanno controlli», premette Nicola Delpiano, direttore dell'Argea di Nuoro, l'agenzia regionale che cura l'istruttoria delle pratiche dei contributi agricoli e dà poi mandato all'Agea (altra agenzia regionale) per l'esecuzione dei pagamenti. «Quando un allevatore presenta la richiesta per gli aiuti avviamo i controlli su quanto dichiarato: superficie del terreno e numero dei capi di bestiame, oltre a tutte le verifiche all'Inps e alla Camera di Commercio». Controlli che vengono fatti (oltre che, riguardo al bestiame, nella Banca dati nazionale di Teramo) sul cosiddetto “fascicolo aziendale”, una sorta di anagrafe, un registro d'identità di un'impresa zootecnica, messo a punto dai Caa (Centri di assistenza agricola) che operano nelle associazioni di categoria (come Coldiretti) ma anche negli studi di agronomi e periti agrari. «Controlli direttamente in azienda? Non è compito nostro».
Piera Serusi

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