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L'unione sarda. Pd isolano ancora deluso

Silvio Lai: «Bersani garantisce che saremo presenti nelle sedi decisionali». Paolo Fadda: «Non basta, urge recuperare la base»

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Il Pd sardo guarda avanti e prova a ricompattare la base delusa. Nonostante il segretario regionale Silvio Lai ieri in via Emilia abbia ribadito il suo «mi fido» davanti all'ammissione di Bersani sulla penalizzazione della Sardegna nelle liste, nel partito la rabbia per la grana dei candidati paracadutati da Roma non si è placata.
Lai l'aveva messo nel conto ben prima del suo rientro da Roma e, nell'incontro che ha avuto giovedì con il leader ha chiesto (e ottenuto) la garanzia di una compensazione. Intanto oggi, dopo l'approvazione della commissione di garanzia a Roma, saranno ufficializzate le liste per la Camera e il Senato.
SODDISFAZIONE «Le parole di Bersani danno sostanza a un successo storico», ha detto ieri il segretario sardo. Anche se le liste restano zeppe di correzioni dal Nazareno, c'è «la garanzia data da Bersani di una compensazione, nel caso di una vittoria non rispondente alle attese, in grado di dare alla Sardegna rappresentatività nelle sedi dove vengono prese le decisioni». Inutile chiedere al segretario se sia stato impostato un discorso concreto con il candidato premier sulle modalità di questo riequilibrio: «Non siamo andati a Roma per cercare poltrone», ha proseguito Lai. «Ma il risultato è di rilievo: non solo non c'è un danno rispetto alla rappresentanza decisa con le primarie, ma si ottengono impegni di peso sia dal segretario del Pd che dal futuro premier. Quindi la vicenda delle liste si chiude con soddisfazione ».
I NODI Sarà pure, ma la griglia non è stata decisa del tutto. Tuttavia, per i posti che contano la partita sembra chiusa. Nelle liste che oggi saranno valutate e approvate a Roma dalla commissione di garanzia, prima di essere rispedite in via Emilia con i sigilli dell'ufficialità, per la Camera ci sono il capolista Emanuele Cani, seguito da Romina Mura, Giovanna Sanna, dal socialista Lello Di Gioia, da Gian Piero Scanu, Caterina Pes, Francesco Sanna, Siro Marrocu, Gavino Manca e Thomas Castangia. In formazione dovrebbero trovare posto anche due donne: Alba Canu ed Eliana Tatti. Per il Senato, dopo il capolista Silvio Lai, nei posti alti ci saranno Giuseppe Luigi Cucca, Ignazio Angioni, Luigi Manconi, Paolo Fadda, Maria Grazia Dessì.
Al nono posto per Montecitorio, l'ultimo utile in caso di successo straripante, correrà quindi il consigliere regionale sassarese Gavino Manca, mentre per Palazzo Madama il quinto sarà Paolo Fadda. Sarà il portabandiera della componente ex Margherita a raccogliere i frutti della “compensazione” promessa da Bersani? Chissà. Il deputato uscente giura di non pensarci neppure: «Non è un discorso personale, sarei stato disponibile per il partito anche a una candidatura di servizio», spiega. «C'era un problema di principio e mi basta che il segretario abbia ammesso che nei confronti della Sardegna siano stati commessi errori. Mi fido anch'io, ma è sbagliato pensare che solo con questo recupereremo la fiducia del popolo delle primarie. Occorre restituire all'Isola la rappresentanza che merita».
LA PREOCCUPAZIONE Nonostante le parole di circostanza e l'indiscutibile portata dell'apertura di Bersani, nel Pd sardo c'è la convinzione che la grana della formazione delle liste abbia provocato comunque un danno di comunicazione, aprendo una ferita da sanare subito.
Occorre quindi tirare fuori la testa ripartendo ancora chi, per dirla con le parole di Silvio Lai, «è andato a votare per le primarie al freddo del 30 dicembre». E - assicura il segretario - «lo faremo ancora dopo il voto, attraverso un referendum entro l'estate, per dar vita al Partito democratico sardo, federato ma autonomo da Roma, la più importante ammissione di Bersani». Guarda al futuro e alla campagna elettorale Giampiero Scanu, deputato uscente: «È vero che avremmo preferito che la situazione si fosse risolta diversamente, ma ora c'è la campagna elettorale e poi dovremo governare. Sui grossi temi bisognerà sviluppare un contenzioso forte con lo Stato, che sarà comunque meno difficile se il premier sarà Bersani».
DELUSIONE Non nasconde la delusione della base Gavino Manca, renziano sostenuto da Arturo Parisi, scivolato in nona posizione nella lista alla Camera dopo l'intervento del Nazareno.
«Quel che è accaduto in questi dieci giorni ha lasciato strascichi e il mondo delle primarie è dispiaciuto perché ha visto l'esito delle consultazioni in parte tradito: ora», conclude, «va compensato».
Lorenzo Piras

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