di Filippo Peretti
CAGLIARI Due giorni in attesa di una lista che da Roma non arriva, il Pdl sardo è nel caos, dilianato da voci e indiscrezioni che alternano vinti e vincitori. E intanto la Regione di Cappellacci cade a pezzi: il vice presidente della giunta, Giorgio La Spisa, ha ufficializzato la candidatura nella coalizione di Mario Monti e ha lasciato la carica di vice presidente ma non l’assessorato al Bilancio, provocando così non solo l’incertezza sul futuro politico dell’esecutivo ma anche l’ira delle opposizioni per non aver presentato la Finanziaria 2013. Pdl. Le liste di tutte le regioni le sta decidendo personalmente Silvio Berlusconi (a confronto il caso del Pd si ridimensiona da solo) e siccome il Cavaliere è sempre in tv il lavoro del “tavolo romano” sta procedendo a rilento. Le candidature sarde, sino a ieri a mezzanotte, non erano state ancora esaminate. Il coordinatore regionale, Settimo Nizzi, è da due giorni nella capitale in attesa di essere convocato. Tutti dicono di non sapere niente. Deve essere vero perché le notizie che girano sono le più contradditorie. Ieri pomeriggio le voci erano queste: l’uscente Paolo Vella capolista alla Camera, Mauro Pili retrocesso, Salvatore Cicu ripescato con la deroga, Bruno Murgia fuori dai giochi, dentro un’assessore da scegliere tra Oscar Cherchi, Simona De Francisci, Nicola Rassu e Alessandra Zedda. Poi è tornato in auge lo schema Nizzi: Pili, lo stesso Nizzi, Murgia e Porcu alla Camera, Emilio Floris, Fedele Sanciu e un assessore (forse donna)al Senato. La Spisa. Ieri in una conferenza stampa il vice presidente della giunta ha comunicato le dimissioni da vice presidente ma non da assessore: «Ho concordato con Cappellacci che seguirò l’ordinaria amministrazione». Numero due della lista montiana per la Camera (quindi in posizione rischiosa), La Spisa ha detto che «la mia non è una scelta opportunistica, da tempo ero in dissenso nel Pdl, la cui gestione verticistica e personalistica è stata confermata ora dopo il no di Berlusconi alle primarie». La Spisa ha detto che non ha aderito a nessuno dei partiti della coalizione: «Il mio obiettivo è costruire una nuova casa più sarda, più popolare, più europea». Il candidato è stato duramente contestato dal capogruppo Mario Diana e Roberto Capelli (capolista di Centro democratico): «Irresponsabile, ha contrattato la candidatura sottobanco lasciando la Regione senza Bilancio». Giunta. Il futuro di questa legislatura, che scade nel febbraio 2014, è sempre più incerto, Ugo Cappellacci è in imbarazzo. Quasi mezza giunta lo ha abbandonato passando nella coalizione di Mario Monti: l’Udc, i Riformatori e ora il vice presidente. In campagna elettorale non succederà niente perché nessuno vuole guai, ma se dopo le politiche ci sarà un’alleanza Bersani-Monti è più che probabile una crisi alla Regione.Oltre che il Pd, anche lo schieramento montiano avrebbe interesse a battere il ferro finchè è caldo: del resto, sarebbe rischioso lasciare a Cappellacci il vantaggio di contestare il nuovo governo su soluzioni alla Vertenza Sardegna, difficili da dare subito.
