Il Pd ha ufficializzate ieri sera le liste per la Camera e per il Senato con una novità dell’ultima ora: non ci sarà l’ex presidente della Provincia di Cagliari, Graziano Milia, che, battuto alle primarie, aveva chiesto di essere messo all’ultimo posto. Milia, benché la commissione di garanzia non abbia mosso alcun rilievo sulla condanna per abuso d’ufficio che lo aveva fatto decadere dal vertice della Provincia, ha scelto di ritirarsi per «far salire nell’ordine di lista la seconda delle donne delle primarie di Cagliari, Maria Grazia Dessì». Milia si è detto soddisfatto perché «Bersani ha accoltola mia proposta sulla riforma della legge elettorale per le europee». Questo l’elenco completo dei candidati del Pd alla Camera: Emanuele Cani, Romina Mura, Giovanna Sanna, Lello Di Gioia, (foggiano, esponente del Psi), Caterina Pes, Gian Piero Scanu, Francesco Sanna, Siro Marroccu, Gavino Manca, Thomas Castangia, Beppe Loi, Guido Melis, Luisa Puggioni, Gianni Sanna, Eliana Tatti, Salvatore Rubino, Clara Michelangeli. Candidati al Senato: Silvio Lai, Giuseppe Cucca, Ignazio Angioni, Luigi Manconi, già portovoce dei Verdi), Paolo Fadda, Maria Grazia Dessì, ; Alba Canu, Liliana Pascucci. Alle elezioni ci sarà anche in Sardegna il Partito comunista dei lavoratori. Capolista del Pcl al Senato in tutta Italia è Marco Ferrando, portavoce e candidato premier. Capolista alla Camera l’operaio Nicola Tradori. In un comunicato per Pcl ha detto che le liste saranno depositate già oggi (c’è tempo sino a domani alle 20) in Corte d’Apello. Il programma si contrappone «all’agenda capitalistica di Monti e difesa da Bersani» e al «populismo grillino».
di Filippo Peretti wCAGLIARI I “papabili” del Pdl sono sull’orlo di una crisi di nervi. Tre giorni in attesa di un Sì o di un No diventano troppi persino per loro, che pure dovrebbero essere abituati ai metodi del leaderismo più sfrenato. Ma dalla stanza che conta, quella occupata da Denis Verdini e Angelino Alfano e – nei rari momenti in cui non è impegnato in televisione – da Silvio Berlusconi, non filtra una sola notizia ufficiale.Tutti sono nell’incertezza più assoluta e il caos-liste non si è risolto neanche ieri. Il tempo stringe: entro domani alle 20 vanno depositati gli elenchi dei candidati in Corte d’Appello e le pratiche burocratiche da sbrigare non sono poche. Il coordinatore regionale, Settimo Nizzi, bloccato a Roma da una chiamata che secondo le previsioni era annunciata per venerdì mattina, non è di buon umore ma cerca di sdrammatizzare: «Preoccupato? E perché. Se non mi chiamano neppure domenica vorrà dire che in Sardegna non presentiamo liste». In questa situazione così incerta e politicamente drammatica per chi – come i sardi del Pdl – ha sempre negato di essere sottomesso, è in atto uno scontro durissimo tra le diverse aree interne del partito nell’isola. Con un nemico comune: Paolo Vella, il dirigente della Regione (Beni culturali e paesaggistici) eletto in Sardegna nel 2008: amico personale di Silvio Berlusconi, frequentatore di Villa Certosa, in rapporti stretti con Alfano e altri big nazionali (frequenti i suoi inviti a cena) Vella – benché siciliano – è il parlamentare sardo più ascoltato a Roma. Tanto che gira con sempre maggiore insistenza la voce secondo la quale sarà proprio lui il capolista “sardo” alla Camera. Voce che ha fatto infuriare il capolista del 2008, Mauro Pili. Il quale avrebbe detto (il condizionale è d’obbligo) di non accettare altri posti in lista. Pili sarebbe talmente furioso che potrebbe presentarsi sotto il simbolo di Unidos, cautelativamente depositato al Viminale. Insomma, o nel Pdl o in Unidos, Pili – dal quale non abbiamo ricevuto risposta – ci sarà comunque. Lo strappo sarebbeclamoroso per la vicinanza che c’è sempre stata tra Berlusconi e l’ex presidente della Regione, a lungo considerato il suo pupillo. Diversi parlamentari uscenti sono a Roma in attesa di notizie e per mantenere i contatti giusti. Nessuno vuole parlare. Chi dice invece di essere «sereno» è Carmelo Porcu. Sassari ha chiesto la sua riconferma, lui gradirebbe fare un’altra legislatura, confida nella sua amicizia con Maurizio Gasparri, ma non ne fa una questione di dramma personale: «Dentro o fuori la lista, sono contento di essere nel Pdl». Mai il Pdl sardo aveva sofferto questo caos provocato dalla mancata comunicazione col vertice. Secondo alcuni la causa va ricercata nella perdita di Romano Comincioli. Il senatore scomparso l’anno scorso era fraterno amico di Berlusconi, uno dei pochissimi autorizzato a contraddirlo. E quando si trattava di fare le liste era in grado di mediare tra le esigenze dell’ex compagno di scuola e quella dei candidati sardi, dei quali – sin dall’epoca della fondazione del partito nel 1994 – era quasi il confessore. Ora, senza Comincioli, i sardi del Pdl non hanno voce a Roma e devono solo attendere che qualcuno decida e poi ne dia comunicazione. Secondo altre indiscrezioni Salvatore Cicu (da qualche tempo vicinissimo ad Alfano) starebbe recuperando: ha ottenuto la deroga sul numero delle legislature e potrebbe essere il numero 2 della lista della Camera. Il suo problema è che Berlusconi non ha mai visto in Cicu un «fedelissimo», che è il primo requisito per la nomina. Ed eccoci agli ex del Pdl confluiti negli alleati Fratelli d’Italia. Il capolista alla Camera, si sa, è l’assessore regionale Antonello Liori, il capolista al Senato è il deputato uscente Giuseppe Cossiga, che forse si presenterà anche nel Lazio. Liori è in sintonia con Giorgio Meloni, candidata premier, mentre Cossiga è amico di Guido Crosetto, uno dei fondatori del nuovo partito. «Abbiamo fatto liste di giovani, la nostra non è una squadra di reduci di An», ha detto Liori. Non ci sarà, invece, Mariano Delogu, senatore dal 2001. L’ex sindaco di Cagliari ha formato in extremis a Palazzo Madama il gruppo che ha consentito di non raccogliere le firme, ha partecipato da protagonista alla prima assemblea regionale dei Fratelli d’Italia, la sua candidatura al Senato sembrava certa, poi l’addio. Liori si è detto sicuro: «In campagna elettorale sarà con noi». Ma Delogu non ha né confermato né smentito.
