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La nuova sardegna. Rissa tra alleati, primi fuochi sulla giunta

Il neo montiano La Spisa critica il Pdl, Nizzi chiede le sue dimissioni da assessore. Cappellacci in bilico, bufera nei centristi

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di Filippo Peretti

CAGLIARI Che dopo le elezioni del 24 e 25 maggio ci sia un’alta probabilità di crisi politica alla Regione è nelle cose: Udc e Riformatori, i due maggiori partiti centristi alleati di Ugo Cappellacci e del Pdl sardo, si sono schierati con Mario Monti e dopo il voto potrebbero sostenere un governo nazionale di centrosinistra. E avrebbero quindi tutto l’interesse ad anticipare le elezioni regionali per scongiurare il rischio che la giunta Cappellacci, riaprendo con foga la Vertenza Sardegna, si possa scagliare contro il loro premier. Ma visto il caos generale forse era nelle cose che il conflitto che rischia di affondare Cappellacci venisse dichiarato subito. Come è successo ieri. Alle critiche di Giorgio La Spisa, passato dal Pdl alla lista Monti dimettendosi dalla vice presidenza della Regione ma restando assessore, ha replicato ieri con durezza Settimo Nizzi, il coordinatore del Pdl sardo. Senza usare giri di parole, Nizzi ha invitato Cappellacci a cacciare La Spisa dalla giunta e di nominare al Bilancio un consigliere del partito. Immediata la replica dei Riformatori, che sono nella stessa lista Monti con La Spisa: il vice capogruppo Franco Meloni è stato esplicito nel parlare dell’ipotesi della crisi politica: «Se a casa deve andarci La Spisa, Nizzi sappia che toccherà a tutti». Il neo montiano La Spisa ha criticato il Pdl in un commento sul caos liste: non c’è democrazia, non c’è rinnovamento. Nizzi ha colto la palla al balzo per aprire un fronte che in campagna elettorale egli spera di portare consensi al Pdl. «La fuoriuscita dal Pdl dell’assessore transfuga La Spisa – ha spiegato Nizzi – ha determinato un grave squilibrio nella rappresentanza di governo della Regione e dunque nei rapporti tra le forze politiche di maggioranza. Oggi il Pdl rappresentato in Consiglio regionale da ben 25 consiglieri, ha soltanto tre assessori ed il presidente della Regione, mentre l’ex partito dei Riformatori ha oggi tre assessori, trovandosi nella condizione, da non sottovalutare, con consensi di molto inferiori all’Udc che rimane ferma a due assessori. ll Pdl porrà la questione nei modi e tempi debiti e sicuramente non si farà dettare l’agenda politica dai sostenitori di Monti e Montezemolo». Quindi l’affondo con l’invito a Cappellacci a dimissionare La Spisa. I Riformatori con Franco Meloni hanno dimostrato di non avere alcun timore. «L’onorevole Settimo Nizzi dovrebbe stare molto attento a quello che dice ha detto – perché le parole non possono restare senza conseguenze». Cioè, se va via La Spisa vanno via tutti. Campagna elettorale infuocata anche per altri motivi. Ieri c’è stata la presentazione pubblica dei candidati di Centro democratico (alleato col Pd) che ha come capilista Roberto Capelli alla Camera e Patrizio Rovelli al Senato. E’ stato illustrato il programma della formazione e sono stati rivolti duri attacchi alla giunta regionale. «E’ immorale – ha detto Rovelli – che Cappellacci non abbia preso in considerazione che due assessori, Floris e Cherchi, sono stati rinviati a giudizio per peculato, su questo tema saremo irremovibili e auspichiamo le dimissioni dei due assessori e dello stesso Cappellacci». Capelli, invece, ha sferrato un attacco all’assessore La Spisa «che fino a ieri guidava la vertenza entrate contro Monti, anche se non credo che abbia utilizzato gli incontri con il premier uscente per la propria candidatura, e non parliamo dei Riformatori, la peggiore espressione della politica in Sardegna». A Rovelli hanno replicato Mario Floris e Oscar Cherchi. Floris: ««Schizzi di fango, cosa non si fa per un pugno di voti e per un briciolo di visibilità. Stupisce non poco che i rappresentanti di un Centro, che si definisce democratico, attribuiscano al coinvolgimento in una vicenda giudiziaria che riguarda tutti i consiglieri regionali, della passata e dell’attuale legislatura, il significato di una ’patente di immoralità». Cherchi: «Il Centro democratico non ha altri argomenti per farsi notare».

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