Subito la legge elettorale? Non è scontato. In teoria è il primo tema che affronterà il Consiglio regionale, quando mercoledì pomeriggio riprenderà i lavori. Ma le tensioni tra i partiti potrebbero determinare slittamenti. Oltre a quello, probabile, di 24 ore, dovuto all'urgenza di approvare il disegno di legge della Giunta per il sostegno all'Eurallumina tramite la Sfirs: se nessun capogruppo solleverà obiezioni, andrà in aula prima di ogni altro provvedimento. Ma è una pratica semplice.
I NODI DEL PD Sbrigata quella, il Consiglio dovrebbe essere libero di dedicarsi all'aggiornamento della normativa sul referendum statutario e - appunto - alla legge elettorale. Su questo tema però ci sarebbero divergenze anche all'interno dei partiti. Una parte del Pd, dicono le voci, vorrebbe affrontare l'argomento dopo le Politiche. Ma non la pensa così la vicesegretaria regionale Francesca Barracciu: «Togliamo subito ogni stampella a Cappellacci», dichiara, sottoscrivendo quanto detto di recente da Luciano Uras (Sel). «La precarietà della maggioranza, forse destinata a trasformarsi in voto anticipato dopo le elezioni di febbraio, impone l'immediata approvazione di una nuova legge elettorale», aggiunge Barracciu, che insiste anche sulla doppia preferenza di genere.
Il Pd comunque rinfocola anche la polemica con la Giunta per il ritardo della Finanziaria: «È il più chiaro esempio dello sbando in cui si trova il centrodestra», protesta Antonio Solinas, «la Sardegna non può perdere altro tempo».
GLI ALTRI PARTITI «Prima o dopo le elezioni, l'importante è che la legge elettorale si faccia in tempi rapidi», riflette il capogruppo del Pdl Pietro Pittalis: «Sui punti essenziali, come l'eliminazione del listino e gli otto collegi territoriali, c'è una convergenza generale». «Per noi si deve fare subito», assicura Mario Diana, presidente del gruppo Sardegna è già domani, «e siamo anche per le due preferenze di genere». Se la legislatura finisse anzitempo, ricorda Diana, si voterebbe con le vecchie regole, perché la legge elettorale è di tipo statutario, ed entra in vigore dopo almeno 90 giorni: «E in quel caso - conclude Diana - resta il listino e interi territori potrebbero non essere rappresentati».
I Riformatori invece sono «assolutamente contrari a discutere qualsiasi riforma che non sia quella delle Province», conferma il coordinatore Michele Cossa. «Il Consiglio aveva aggirato i referendum a maggio, prorogando fino al 28 febbraio la situazione precedente. Temiamo che molti intendano violare anche quella scadenza, ma sarebbe un insulto ai sardi». (g. m.)
