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L'unione sarda. Barilla vuole un granaio a Bolotana

Comune, Laore e Regione vicini a un accordo con il colosso della pasta

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La piana di Bolotana presto potrebbe tornare come sessanta anni fa: un'immensa distesa di campi di grano. La Barilla, leader mondiale nella produzione di pasta, vuole infatti un forte legame con la Sardegna centrale per la coltivazione del grano nella piana tra Bolotana, il Tirso e Noragugume. Non si tratta di un progetto legato allo sfruttamento dei finanziamenti pubblici come il contratto d'area, ma di un patto che il colosso alimentare sta per concretizzare col Comune di Bolotana, con l'agenzia Laore, ma anche col coinvolgimento della Regione, la quale dovrà avviare molti giovani per una formazione adeguata del personale. Il tutto per poter sfruttare al meglio quei settemila ettari dei campi, serviti da irrigazione, utilizzati soltanto in una minima parte, per i pascoli.
Finita la grande illusione industriale, si torna quindi all'economia del passato, quando Bolotana era il granaio della Sardegna centrale. Una tradizione che risale al tempo dei romani. «Una grande opportunità che vogliamo cogliere in tutte le sue sfaccettature», dice il sindaco di Bolotana Francesco Manconi. «Con la Barilla abbiamo avviato una trattativa, coinvolgendo l'agenzia Laore e la Regione, che presto si concretizzerà in un accordo. È previsto il coinvolgimento dei proprietari dei terreni, ma anche l'assunzione di un numero consistente di addetti, che dovranno essere formati attraverso l'intervento della Regione. Ovviamente si produrrà grano di qualità, con criteri biologici all'avanguardia.
Fino agli inizi degli anni sessanta, la grande distesa di campi coltivati andava dall'abitato di Bolotana, fino alle sponde del Tirso, comprendendo le aree di Noragugume, Dualchi, Silanus, Lei, Borore e Bortigali. «Con l'allevamento degli ovini e delle mucche, la coltivazione del grano costituiva l'economia portante di questo territorio», dice il sindaco Manconi, «ma proprio la coltivazione del grano è però venuta meno con gli anni della grande emigrazione, quando molti contadini hanno dovuto abbandonare le terre e cercare il guadagno all'estero». Tanti sono tornati agli inizi degli anni settanta, quando nella piana di Ottana è stata avviata la grande industria. Una grande illusione? «No - dice il sindaco - l'industria ha portato benessere e crediamo che ancora possa svolgere un ruolo importante. Il connubio industria-agricoltura è valido e va bene per lo sviluppo. Parlo ovviamente di industria compatibile con l'ambiente e con la nostra economia. Crediamo che la Barilla possa veramente trovare terreno fertile per compiere il suo progetto».
Francesco Oggianu

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