I finanziamenti per l'agricoltura devono fare i conti con la crisi e con la riduzione degli stanziamenti nel Bilancio Ue. Il programma europeo di spesa per i prossimi anni prevede infatti tagli ai premi e ai fondi strutturali per gli agricoltori di tutta Italia, Sardegna compresa.
I NUMERI In particolare si parla di una diminuzione del 18% del premio unico, quello diretto a ogni azienda e che oggi è mediamente di 240 euro a ettaro. Per il 2014-2020, l'Ue ha previsto per l'Italia un contributo di 27 miliardi di euro, ossia un miliardo in meno rispetto alla vecchia programmazione. «Queste risorse si concretizzano, in termini generali, in un taglio del 18% dei contributi anche nell'Isola», spiega Luca Saba, direttore di Coldiretti Sardegna. «Tutto, però, dipenderà dal criterio di calcolo che sarà adottato». La Sardegna, infatti, potrebbe non risentire dei tagli ma addirittura guadagnarci se sarà accorpata con le altre regioni del Mezzogiorno che in passato avevano premi più alti (la decurtazione andrebbe cioè calcolata su una base di partenza più alta). Al contrario, se il premio venisse studiato per ogni singola regione, l'Isola sarebbe danneggiata. La questione sarà discussa nella Conferenza Stato-Regione e per questo Coldiretti sollecita l'intervento della Regione affinché faccia sentire la sua voce.
SVILUPPO RURALE Per lo sviluppo rurale, i fondi per l'Italia salgono dai 9,1 inizialmente previsti a 9,26 miliardi a partire dal 2014. Nel negoziato, l'Italia è riuscita a strappare risorse aggiuntive per 1,5 miliardi di euro nonostante i fondi Ue complessivi per questo settore vengano ridotti del 10%. «Con la prossima programmazione dovrebbero cambiare anche le tipologie di investimento», aggiunge Ignazio Cirronis, presidente di Copagri. «I fondi non saranno più articolati in assi. Una novità che potrebbe essere una chance perché la loro disciplina sarà rimandata ai singoli Governi che studieranno il Piano di sviluppo rurale. L'importante è quindi che nei Psr si qualifichi la spesa, si preveda una politica di strategia con cui si smuova lo sviluppo delle campagne». Per Cirronis, insomma, «si deve iniziare a discutere di questi temi presto, altrimenti ci troveremo con l'acqua alla gola quando dovremo presentare i progetti».
Per Martino Scanu della Cia «è opportuno fare una valutazione dei soldi spesi del vecchio Psr per capire se hanno davvero contribuito alla crescita della Regione e come spendere i prossimi finanziamenti». Soprattutto «la Sardegna deve fare squadra per tutelare l'agricoltura della regione nei tavoli nazionali quando si deciderà la ripartizione dei fondi».
IL CALO I tagli infatti si faranno sentire. «Perdere un miliardo nei pagamenti diretti significa mettere a rischio la sopravvivenza di una buona parte dell'agricoltura che solo attraverso queste risorse, riusciva a compensare gli elevati costi di produzione legati al rispetto delle norme di tutela dell'ambiente, dei consumatori e della sicurezza sul lavoro», ha precisato Elisabetta Falchi, presidente regionale di Confagricoltura. Per Luca Saba è bene studiare la distribuzione dei fondi del Psr «per non perdere le indennità compensative che potrebbero bilanciare la perdita del premio unico».
ISOLE Oltre a questi fondi, poi, alla Sardegna andranno 300 milioni grazie al riconoscimento di fondi aggiuntivi per le regioni insulari. «Questi stanziamenti potrebbero tradursi in contributi indiretti per l'agricoltura, ad esempio per l'agroindustria, ed è un fatto positivo», conclude Saba. «È bene quindi studiare per tempo il programma di spesa per non perderli».
Annalisa Bernardini
