Dal nostro inviato
Marcello Cocco
TERRALBA «Ci organizziamo, così domani potete venire a mangiare da noi». Chi ha detto che esiste rivalità tra le forze dell'ordine? Il comandante della stazione di Terralba dà appuntamento ai colleghi della polizia presenti in paese per indagare sul rapimento di Doddore Meloni. Ma il fatto ancora più importante è che sia stato fissato un appuntamento: è netta la sensazione che il mistero legato alla sparizione del leader indipendentista non si risolverà in poco tempo. Davanti a casa Meloni, passano in tanti, investigatori con e senza stellette: c'è anche la scientifica di Cagliari. Entrano tutti in quello che una volta era il market del leader di Meris, chiuso, si fa per dire, da un nastro rosso e bianco (i nastri gialli esistono solo nei telefilm di Csi). Cercano qualcosa che, in questo momento, non trovano: questo rapimento è un mistero.
LE INDAGINI Ma da queste parti, la sparizione di Doddore viene presa sul serio. Certo, ad altre latitudini, in tanti hanno pensato che il rapimento possa essere una nuova mossa del leader indipendentista per far parlare di sé. Un'eventualità che le forze dell'ordine non prendono in considerazione. Nessuno può parlare ufficialmente: impossibile, per esempio, sapere che sia stato interrogato (anche se le persone vicine a Doddore raccontano di aver parlato con le forze dell'ordine). Informalmente, però, le riflessioni vengono fuori: nessuno lo conosce bene come chi opera da queste parti. E tutti sanno che Doddore è certamente un profondo conoscitore del mondo dell'informazione: se fosse stato lui a organizzare la sua sparizione - si riflette - non avrebbe scelto un giorno come giovedì; il dominus di Meris sapeva che la notizia dell'arresto del presidente del Cagliari Massimo Cellino e del sindaco di Quartu Mauro Contini gli avrebbe tolto le prime pagine sulle quali faceva affidamento. Quindi - è la conclusione - ci deve essere qualcun altro dietro la sparizione di Doddore.
LA FAMIGLIA Chi? I presunti sequestratori non si sarebbero ancora messi in contatto con la famiglia. O, forse, ci hanno tentato ma non ci sono riusciti. Mentre la moglie resta chiusa e mette il naso fuori dalla porta solo ogni tanto, il fratello Antonio trascorre la mattinata nel marciapiede insieme ad alcuni militanti di Meris e anche a qualche ministro della repubblica di Malu Entu. Telefonate? «Io personalmente», risponde, «non ne ho ricevuto ma ci sono stati alcuni squilli ai quali non ho risposto perché erano numeri che non conoscevo». Atteggiamento curioso, certo. Ma Antonio è sempre molto attento quando trilla il suo Nokia: lo estrae dalla tasca, infila gli occhiali e solo dopo aver controllato il numero risponde. Poi torna a parlare con i presenti. «Minacce? Me ne ha parlato l'avvocato. Sono preoccupato per la sua incolumità».
IL RACCONTO Sopra il cielo di Terralba svolazzano gli elicotteri della polizia (quasi certo che abbiano sorvolato anche l'isola di Mal di Ventre, quartier generale della “repubblica”), un altro segnale del fatto che le forze dell'ordine stanno prendendo sul serio il rapimento. La moglie di Doddore, Giovanna Uccheddu, si affaccia a guardare. E racconta come ha scoperto la sparizione del marito. «Verso le cinque meno venti l'ho visto davanti al computer e sono tornata a casa. Più tardi, mio nipote ha detto che, prima di andare via, voleva salutare il nonno. Siamo scesi e lui non c'era ma non mi sono preoccupata: dal momento che non c'era neanche la macchina, ho pensato che fosse uscito per fare qualcosa. Poi ha chiamato mio cognato per sapere dov'era. Ho cominciato a preoccuparmi quando è stata ritrovata la macchina con le portiere aperte e con il volantino nel sedile». Lei racconta le cose serenamente, dando, in qualche modo, ragione a chi pensa che il rapimento sia un'invenzione di Doddore. Ma è anche vero che, in quasi 45 anni di matrimonio, abbia sviluppato una corazza per proteggersi. «Organizzato da lui? Non gli servono certo queste cose. Ora sono scioccata. Ma di una cosa sono certa: lui ha un carattere forte, di certo non cederà».
