Quattro generazioni, un'unica passione: sos cambales . Un'arcaica tradizione che da secoli vive nel cuore della Barbagia. Orotelli è da sempre considerata la patria dell'antico gambale. «I migliori vengono realizzati qui e a Orune», dicono con orgoglio gli anziani del paese di Cambosu. Ancora oggi c'è chi li realizza secondo tradizione. È cambiata la mano ma spirito, procedimento e arnesi sono quelli di una volta. Massimiliano Pusceddu, 32 anni, porta avanti il mestiere di famiglia e da quasi quindici anni lavora con pazienza e maestria il cuoio utilizzando gli stessi attrezzi: forme di legno, osso di capra per le rifiniture e rigatura, lesine di spago peciato e trincetto per i tagli.
LA FAMIGLIA «Mio bisnonno Antonio - racconta il giovane hobbista - fu il primo a intraprendere il mestiere di calzolaio. Nella sua bottega si producevano calzature eleganti per i benestanti e scarponi da lavoro ( sos cosinzos , ndr) per la gente comune. I clienti arrivavano da tutta la zona». Lui, classe 1855, tramandò il mestiere a tre dei suoi sette figli. Giovanni, Antonicco e Baldassarre Pusceddu proseguirono, per piacere e per necessità, a lavorare pelli e cuoio, diventando gli artigiani più famosi del territorio. «Intorno al 1920 si specializzarono nella realizzazione dei gambali», spiega Massimiliano.
I MODELLI «Sono stati i miei avi a costruire per la prima volta il modello sagomato con la chiusura in lacci di cuoio ( sas corrias , ndr)», confessa. L'invenzione del manufatto fu gradita da contadini e allevatori che li utilizzavano nei campi come protezione delle gambe da intemperie e frasche. Poco più tardi nacque l'esigenza di inventare sos cambales de muda , quelli di ricambio per i giorni di festa. «Un modello raffinato che in pochi si potevano permettere. Venivano realizzati con materiale più lucido e chiuso con bottoni metallici automatici», prosegue l'uomo nel racconto della storia più volte narratagli dal padre.
ARTIGIANO PER HOBBY Anche Giovannico Pusceddu, 82 anni, padre di Massimiliano, ha seguito le orme dei suoi predecessori imparando fin da bambino a tagliare e cucire. Gli affari in bottega andavano a gonfie vele tanto che furono assunti diversi apprendisti. I prodotti erano apprezzati in tutta la Sardegna e persino nella Penisola. Giovannico ha avuto l'arduo compito di non far morire la tradizione. Oggi non lavora quasi più il cuoio, ma fa da supervisore al figlio per insegnargli i segreti del mestiere. «Ho imparato per caso», confida il giovane. Che aggiunge: «Da bambino passavo ore e ore a seguire ogni singolo movimento di mio padre. Prima di acquisire manualità avevo ben in mente tutti i procedimenti».
I TEMPI Realizzare sos cambales non è certo una passeggiata. Il clima influisce sulla lavorazione ed essicazione della pelle. Almeno tre i giorni necessari: il materiale viene imbevuto in acqua per renderlo più morbido prima di stenderlo sulla forma. Oggi questi preziosi manufatti vengono utilizzati raramente nei campi. Sono ricercati perché parte essenziale del vestiario dei Thurpos, tipica maschera carnevalesca, protagonista proprio in questi giorni nelle piazze sarde.
Giovanna Falchetto
