Una figura esile contro la forza del tempo. Zia Rosa ha chiuso la vita terrena portando con sé un carico di affetto che nel giorno dell'addio ha colmato il vuoto discreto lasciato. Si sono svolti a Ovodda i funerali della nonnina della Sardegna che si è spenta a 111 anni. Una folla commossa ha voluto porgere l'ultimo saluto a zia Rosa Frau, classe 1901, la donna più longeva dell'Isola. Si è congedata il 14 febbraio, giorno in cui tutti festeggiano l'amore e la figlia Maria anche il suo compleanno. Una coincidenza che ha marcato di ulteriore significato l'evento. Resta l'immagine tenera di uno spaccato antico, il tratto gentile dell'accoglienza, un cuore che ha sempre aperto i passaggi di una lunghissima esistenza.
Nella chiesa di San Giorgio Martire, che per tanti anni ha raccolto le sue preghiere, don Fabio Marras ha sintetizzato il pensiero di tutta la comunità.
Il sacerdote ha messo in evidenza le qualità umane di zia Rosa, la fede solida, il carisma che esercitava con spontaneità: «Era una donna forte, diretta e anche ironica. Quando andavo a farle visita, mi domandava come mai non indossassi gli abiti da prete, così com'era più comune fare una volta». Nel primo venerdì di quaresima fuori piove, ma il lungo corteo che accompagna il feretro in cimitero sente viva l'immagine di una donna che ha speso una parola buona per tutti.
Una sua vicina di casa ricorda: «Leggeva il giornale, giocava a carte con i suoi cari e qualche volta cercava di imbrogliare, ovviamente con la bonarietà di chi non si prende sul serio e ama scherzare».
Roberto Tangianu
