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L'unione sarda. Felicina e Lionigia, sorelle di ferro

Cento anni l'una, 102 l'altra. «Il segreto? La volontà di Dio»

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Dal nostro inviato
Piera Serusi
OLIENA Davanti alle foto di lei ragazza, Felicina scoppia in una delle sue caustiche risate, invita la nidiata di figlie a riporre nel cassetto i ritratti e taglia corto: «Ai complimenti io non ci ho mai creduto: sono altre le virtù che contano in una donna». Ai suoi tempi era la più bella di Oliena, così dicono tutti in paese, e ancora oggi incede dritta come una regina e le sue rughe sono quelle di una giovanissima pensionata.
SOLIDO LEGAME Felicina Fortunata Cucca ha compiuto cento anni il 13 febbraio scorso, e a questo punto dovrebbe partire la cronaca trita e ritrita che da qualche tempo affligge il genetliaco di tutti i grandi vecchi di Sardegna; ma, menomale, non è questo il caso. Il fatto è che la nonnina di Oliena - udito e vista perfetti, salute e memoria di ferro - è la sorellina minore di un'altra quercia secolare, ovvero di Albertina Dionigia, nota Lionigia, che quest'anno fa giusto 102 anni. «Adesso non sta tanto bene ed è meglio non disturbarla», avverte premurosamente Felicina che ogni giorno, tra telefonate, visite e preghiere, coltiva una sorellanza di acciaio inossidabile. «Qual è il segreto per arrivare a cento anni? Nessuno. Solo la volontà di Dio». Seduta sul divano del soggiorno nella grande casa di via Liguria a Oliena, Felicina Cucca avverte che non ci sono ricette di lunga vita da rivelare.
FEMMINISTA DI BARBAGIA «Mi sono sposata, ho avuto una bella famiglia: quattro femmine e un maschio, ho sempre lavorato come un uomo». Ed è qui, se un segreto di longevità lo vogliamo trovare a tutti i costi, la lezione della centenaria. Una femminista vera, moderna. «Le donne devono lavorare perché è il lavoro che garantisce i diritti». Lei, che ha fatto la quinta elementare, ha faticato per 43 anni dietro al bancone del suo emporio in via Crimea. «Avevo aperto il negozio al tempo della guerra, con i risparmi di mio marito che era stato emigrato in America. Al tempo roba non se ne trovava e allora, con una mia comare, salivo sul piroscafo e andavo in Continente per comprare la merce: stoffa, scarpe, alimentari. A Roma trovavo gli articoli al prezzo più basso, contrattavo e facevo le ordinazioni».
LA PRIMA TELEVISIONE Spirito imprenditoriale e polso di ferro. «È così che ho potuto allevare la famiglia. Ho anche comprato la televisione. Mio marito non voleva. “Poi la dobbiamo pagare”, diceva. Io la compro, gli ho risposto. E così ho fatto». Nicola Fronteddu, volato in cielo nel 1968, è stato l'unico grande amore di Felicina. «Ci siamo sposati nel '36, io avevo 24 anni, lui 48. Non era per niente bello, ma era elegante e cortese. La prima volta che l'ho visto, ho pensato: “Se un giorno verrà a chiedermi in sposa, gli dico sì”». Nicola era appena rientrato dall'America dopo anni di lavoro in fabbrica, a Detroit. Vestiva come un gentiluomo yankee, giacca, panciotto, cappello a cilindro e questo, alla figlia piccola di Giovanni Cucca - il calzolaio del paese, di nobile famiglia decaduta - piaceva assai. «Anche mio babbo era un uomo elegante», ricorda. Le sei figlie del calzolaio («eravamo sei femmine e tre maschi») erano le più belle del paese, e Felicina la perla più rara. «Ah questa storia della bellezza... Io non ci ho mai dato peso. Certo, è un talento che Dio dà, ma non il migliore. In una donna contano solo la bontà, l'intelligenza e il lavoro». Quando può va in chiesa, cura sempre il giardino, guarda la televisione. «Solo i telegiornali, “Don Matteo” e “Rex”. I film non mi piacciono, troppi baci e troppi spari». Ha seguito tutte le notizie sulle dimissioni del Papa. «Si sente vecchio e stanco: ha fatto bene a lasciare. Ce ne sono altri che possono prendere il suo posto, no?».
LE RAGIONI DI VITA Lei e Dionigia devono essere le uniche due querce secolari non schedate. Le sole due sfuggite al programma di prelievi, misurazione della pressione e controlli del professor Luca Deiana, cacciatore di centenari alla ricerca del segreto di lunga vita. Felicina dice che segreto non c'è, se non quel che può sapere il Creatore. A casa di Dionigia, la figlia Luisa invece una spiegazione ce l'avrebbe. «Il lavoro, e l'affetto. Mamma è stata l'ultima delle sorelle a sposarsi. Ha tirato su i nipoti e poi ha allevato i suoi quattro figli. Un amore ricambiato. È questo che tiene in vita i vecchi».

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