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L'unione sarda. L'assassino voleva togliersi la vita

I RETROSCENA. Lunedì l'interrogatorio di Pierpaolo Contu, martedì tocca a Francesco Rocca

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Prima si era vantato ( lo rifarei ), poi aveva tentato di uccidersi: l'amico cui aveva confidato il terribile segreto lo aveva sorpreso nudo nella vasca da bagno col phone in mano e lo aveva convinto a non farlo.
Diciassette anni sono pochi per reggere il peso di un delitto commesso per un compenso che molto probabilmente Pierpaolo Contu non ha mai ricevuto. Scegli: o la casa o 250.000 euro , gli avrebbe detto Francesco Rocca. Aveva preferito i soldi. E, chissà: forse l'idea era davvero quella di inscenare fino in fondo, dopo l'omicidio, un sequestro per estorcere denaro, magari ai genitori del dentista. Un piano perfetto, rovinato da qualcosa - un rumore, la serranda incastrata - che potrebbe aver costretto Contu e il complice, fin qui sconosciuto, a mollare tutto e scappare a piedi dal garage di via Sant'Antioco.
Uno dei killer è stato visto da un bambino che lo ha detto subito. Due vicini di casa di Dina Dore hanno invece visto due persone entrare nel garage ma non hanno detto nulla. Anche altri sapevano, perché Contu lo aveva raccontato, e sono stati zitti. Al punto che uno di loro ha ricevuto minacce affinché parlasse e liberasse il paese dall'incubo.
Dunque, non è un caso se all'improvviso, dopo quattro anni, sono arrivate una lettera anonima (il 23 ottobre) e la confidenza di un padre (il 22 novembre) alla famiglia Dore sul terribile segreto raccolto dal figlio. La decisa accelerata alle indagini col sopralluogo della Polizia del 12 ottobre, i numerosi interrogatori in commissariato, i testimoni sotto torchio per ore, ha fatto capire al paese intero che gli inquirenti non avrebbero mollato la presa. Mossa azzeccata: il rilancio dell'indagine con un'operazione imponente che a Gavoi non è certo passata inosservata, di cui si è discusso nei giorni successivi, specie una volta diventata di dominio pubblico la pista dell'omicidio su commissione, ha dato una scossa a una comunità chiusa nel silenzio più assoluto intorno alla sorte di Dina Dore. Sapevano, o sospettavano, in tanti: innanzitutto gli amici con cui Pierpaolo Contu si era confidato; e poi la madre che, dopo gli interrogatori notturni del 3 novembre, si è detta «destinata alla sofferenza» e si informava per sapere se fosse stato sentito anche «il dentista» col quale, nei giorni successivi, ha perfino cercato un contatto, intanto informava la ex nuora che il figlio era «coinvolto nell'omicidio». E la ragazza ha mollato Pierpaolo perché «deve aver combinato qualcosa di molto grave».
L'omertà è stata squarciata quando il paese, stretto nella morsa di indagini stringenti, ha capito che la Polizia non avrebbe mollato fino alla soluzione del giallo. Ora bisognerà vedere se Contu (difeso da Francesco Mastio), dopo quattro giorni di divieto di comunicazione assoluto, nell'interrogatorio di garanzia - fissato per lunedì nel carcere di Sassari - confesserà o negherà tutto. Come sembra farà Francesco Rocca, martedì nel carcere di Cagliari: avant'ieri, subito dopo l'arresto, ha detto all'avvocato Angelo Manconi di essere «scioccato, sconvolto» ma «innocente».
M. F. Ch.

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