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L'unione sarda. I calcoli che spaventano i partiti

Allarme per Pd e Pdl nelle simulazioni dopo le Politiche

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La paura è un foglio di calcolo Excel, che distribuisce seggi virtuali e brividi molto, molto reali. Da alcuni giorni passa di mano in mano (o di mail in mail) tra i consiglieri regionali, proprio mentre si decide il nuovo sistema elettorale. Da applicare tra un anno, per scegliere 60 onorevoli e non più 80.
Quel foglio si inventa un'elezione regionale che non c'è mai stata e non ci sarà mai, non in quelle forme. Considera i voti delle recenti Politiche e immagina che effetti avrebbero prodotto se, il 24 e 25 febbraio, i sardi avessero votato non per Camera e Senato ma per il nuovo Consiglio.
VALANGA GRILLO Non servono calcoli complicati per intuire che la grande novità sarà l'irruzione del Movimento 5 stelle nel Palazzo di via Roma. Ma i conti mostrano meglio il crollo vertiginoso dei partiti maggiori, se al taglio dei 20 seggi si combinasse la sconfitta elettorale. Cosa che influenzerà le scelte non solo sulla riforma del voto, ma soprattutto sulle alleanze.
Perché quella di Grillo non è stata soltanto la prima lista nell'Isola (alla Camera, dove votano anche i giovani sotto i 25 anni: come per la Regione). Ha anche superato, da sola, le due principali coalizioni di centrodestra e centrosinistra. In uno scenario simile, il candidato dei grillini sarebbe diventato governatore. Potendo così contare in aula su 33 consiglieri: i 32 del premio di maggioranza e il presidente (tutte le ipotesi in campo, per la riforma del voto, dividono nei collegi 58 seggi: gli ultimi due sono quelli del governatore eletto e del più votato tra i contendenti).
LE VARIABILI In questo scenario, dopo Grillo arriverebbe il centrosinistra, ma mettendo insieme (tra Pd e Sel) appena 12 o 13 eletti. Solo 9 al Pdl, solo briciole per gli altri: col Psd'Az che oscilla tra zero e uno. Le differenze dipendono dal criterio per la distribuzione dei seggi: la proposta di legge varata dalla commissione Autonomia, allora presieduta da Paolo Maninchedda, utilizza il metodo dei quozienti, come per Camera e Senato. Ma ci sono emendamenti per reintrodurre il metodo D'Hondt, tipico dei sistemi proporzionali, che favorisce lievemente i partiti più forti.
Dice: ma Grillo alle Regionali non avrebbe preso il 29,7% come alle Politiche, guardate in Lombardia dove nello stesso giorno è passato dal 20 al 14 tra le due consultazioni. Possibile: ma la Sardegna probabilmente voterà da sola (a meno di coincidenza con elezioni nazionali anticipate), e se Grillo si trasferisse per un mese nell'Isola come fece in Sicilia, dove arriverebbe?
Dice ancora: ma centrodestra e centrosinistra non andranno divisi. Anche questa obiezione è sensata, ma non è detto che l'area Monti si ricompatti integralmente col Pdl (Scelta civica già propone di andare «oltre i due poli»...), o tutte le sigle di Ingroia col Pd. Semmai va detto che i consensi tra le forze politiche si distribuiscono diversamente a seconda del tipo di elezione. Si pensi al Psd'Az, che - come ogni sigla non diffusa in tutta Italia, indipendentisti in primis - alle Politiche soffre molto perché i suoi stessi elettori sanno che strappare un parlamentare è difficilissimo. O l'Udc, che quando schiera i suoi uomini nei collegi provinciali ottiene ben altri risultati del deludente 2,77% di una settimana fa.
I GRANDI POLI Le simulazioni fatte in Consiglio, riportate nel grafico di questa pagina, tengono comunque conto delle varianti. Accanto allo schema che ripropone le alleanze delle Politiche, c'è quello che in un caso vede riunito il centrosinistra, e nell'altro il centrodestra. In entrambi i casi la novità M5S conquisterebbe 13-14 seggi oltre a quello del candidato governatore, che arriverebbe secondo.
Con una vittoria del centrosinistra il Pd si riporterebbe quasi ai livelli dell'era Soru, quando in Consiglio si fusero Ds e Margherita. Invece la pagherebbe cara il Pdl, che all'inizio dell'attuale legislatura aveva 31 eletti ma ne ha poi persi alcuni per strada. Il partito di Berlusconi non riuscirebbe a confermare le cifre del 2009 neppure in caso di vittoria, come mostra il terzo schema: per effetto del taglio di venti posti in Consiglio, coi consensi di cui gode attualmente si accontenterebbe di 21 o 22 consiglieri.
A tutti e tre gli scenari è applicato uno sbarramento del 2%, che taglia fuori gli alleati minori dei grandi partiti: Mpa e Fratelli d'Italia nel centrodestra, Centro democratico nell'area Bersani, Fli (che oggi ha due consiglieri, compresi nel gruppo Udc) per i montiani. Anche per loro, naturalmente, è possibile che il voto regionale sia più generoso di quello per il Parlamento. Ma di certo il calo da 80 a 60 seggi complica molto la vita dei piccoli.
Giuseppe Meloni

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