In maggioranza ma con cautela. Fiducia sì ma a termine. Tre, quattro mesi al massimo per capire se davvero Ugo Cappellacci e la nuova Giunta hanno forza e voglia di varare i quattro punti, per il Psd'Az necessari come il pane: zona franca, trasporti, lingua, legge elettorale.
Se queste cose non si faranno, si esce. Ma per ora si sta dentro, in maggioranza col governatore. Sempre che durante le trattative per la formazione dell'esecutivo non saltino fuori nomi poco graditi e proposte non condivise, che porterebbero a chiamarsi fuori. Si vedrà cammin facendo ma l'aria che tirava, nel consiglio nazionale sardista di sabato a Tramatza, è di andare avanti per portare a casa qualche risultato da presentare agli elettori nel 2014.
Questo il mandato affidato a Giovanni Colli e Giacomo Sanna al termine di una riunione chiusa oltre la mezzanotte, fra i toni alti di chi era per uscire subito dalla maggioranza e chi invece per restare ma a certe condizioni. Colli ha dovuto lavorare a lungo e di fino per evitare spaccature «che in passato sono state il danno vero del partito». Ha vinto la mediazione che in qualche misura assegna punti a Cappellacci e alla segreteria di Colli, a favore della fiducia condizionata. «Per me era fuori subito, adesso vedremo cosa salta fuori», dice Italo Ortu, padre nobile del Psd'Az.
Nel consiglio nazionale rigidamente riservato ai componenti (fra le assenze, pesante quella di Paolo Maninchedda), il tema più gettonato oltre la zona franca non sono stati i trasporti ma la lingua. Il che farebbe pensare, e qualcuno l'ha detto senza grandi pareri contrari, che il partito possa mollare l'assessorato di Christian Solinas per prendere la Cultura di Sergio Milia.
Antonio Masala
