Lui e lei. Testimone lui, testimone lei. Lui è il ragazzo che ha ricevuto la confidenza di Pierpaolo Contu ( sono stato io, ci ho provato gusto, lo rifarei ), lei è la sua fidanzata che ha raccolto la disperazione della madre del ragazzo ( Pierpaolo è coinvolto nell'omicidio di Dina ).
Giovanna Cualbu è stata convocata in commissariato giovedì scorso, subito dopo l'arresto del figlio accusato di omicidio premeditato aggravato dalla crudeltà e dai motivi abietti, in concorso col marito di Dina Dore, il 43enne dentista di Gavoi Francesco Rocca arrestato lo stesso giorno per omicidio premeditato aggravato dal vincolo di coniugio. La madre di Contu si è avvalsa della facoltà di non rispondere. La fidanzata del giovane (che cinque anni dopo si è tolto un macigno dalla coscienza riferendo agli inquirenti la terribile confidenza dell'amico Pierpaolo) invece ha detto tutto. Il 22 novembre 2012, venti giorni dopo l'ultimo interrogatorio del marito della donna assassinata nel garage della sua abitazione di Gavoi, la sera del 26 marzo 2008, agli agenti delle squadre mobili di Cagliari e Nuoro - al comando di Leo Testa e Fabrizio Mustaro - ha raccontato: «Era domenica, circa dieci giorni fa, dopo pranzo è venuta a casa la madre di Pierpaolo Contu, in casa ero sola. Giovanna era disperata, mi ha abbracciata e mi ha detto devo dirti una cosa, Pierpaolo è coinvolto nell'omicidio di Dina e sembra che il tuo fidanzato lo abbia accompagnato al bivio di Ollolai . Mi ha detto di non dire nulla. Sono scoppiata in lacrime, ho avuto paura e ho deciso di lasciare il mio fidanzato. Non ne ho parlato con nessuno. Quello stesso giorno Giovanna mi ha mandato un messaggio: spero mantenga la promessa di non dire nulla, ci conto . Avevo paura, l'ho detto a mio padre e a mia madre. Non ne ho riparlato con Giovanna Cualbu. Lei, invece, mi ha detto, forse per tranquillizzarmi, che i ragazzi non c'entravano niente . Ho avuto la netta sensazione che lo dicesse solo per tranquillizzarmi. Aveva comunque il viso sofferente e non credo che le cose potessero cambiare da un momento all'altro, per questo non le ho chiesto altro».
L'ALLARME ROSSO Dunque: lui ha saputo subito, direttamente dal killer, chi aveva ucciso Dina Dore; lei è stata informata quasi cinque anni dopo dalla madre del ragazzo che avrebbe colpito alla testa, incerottato e incaprettato la madre della piccola Elisabetta che piangeva per terra sul seggiolone. «È peraltro verosimile», scrive il gip nell'ordinanza di arresto, «che Contu, dopo un omicidio tanto efferato, si sia confidato con persone di sua fiducia, quali l'amico e la madre».
Un punto è certo: gli interrogatori del 2 novembre 2012 hanno creato allarme. Da allora Rocca ha cercato di evitare Contu che, fino a quel momento, aveva frequentato assiduamente; il ragazzo gli ha mandato un sms per chiedergli un appuntamento a causa di un forte mal di denti; lo stesso giorno la madre di Contu ha inviato un messaggino a Rocca devo assolutamente estrarre un dente, chiama appena puoi , poi gli ha telefonato e il dentista, con tono allarmato, le ha dato un appuntamento immediato. «È chiaro», commenta il gip, «che il mal di denti da cui sono stati colpiti, contemporaneamente, madre e figlio era solo un pretesto per ottenere un incontro riservato con Rocca».
LE LITI IN FAMIGLIA Il resto è successo in casa Contu: il padre si è lamentato con Pierpaolo di un fatto che gli ha nascosto per cinque anni . Il figlio ha rimproverato i genitori di aver parlato in giro, lo avete fatto voi il casino, bastava vi ficcaste la lingua in culo . La madre ha tentato di rassicurare il ragazzo, è un tranello, non ho detto niente, non hai fiducia nella mamma?
Queste conversazioni sono indizi gravi di cui dovrà render conto Pierpaolo Contu che oggi, alle 11, nel carcere di San Sebastiano, a Sassari, affronterà l'interrogatorio di garanzia col gip del Tribunale dei minori. Da quando è stato arrestato non ha potuto parlare con nessuno, neppure col suo avvocato, Gianluigi Mastio, che incontrerà per la prima volta stamattina. Bisognerà vedere se il ragazzo deciderà di rispondere, se si difenderà o confesserà , magari chiamando in causa il complice mancante. Sì, perché nel garage del delitto c'era sicuramente un'altra persona, quella che ha lasciato tracce del suo Dna sullo scotch con cui è stata soffocata Dina Dore.
L'ANSIA DEL MANDANTE Quanto al vedovo, sarà interrogato a Cagliari domani: assistito da Angelo Manconi e Mario Lai, dovrà spiegare molte cose. A cominciare dal suo comportamento «anomalo»: al rientro a Gavoi da Nuoro, dopo tre tentativi a vuoto di mettersi in contatto con la moglie, era andato al bar e aveva chiamato l'amante. Poi, saputo della sparizione di Dina (per molte ore nessuno aveva aperto il bagagliaio della Punto e, solo alle 2 di notte, era stato trovato il corpo) non aveva avvertito le forze dell'ordine ma aveva telefonato di nuovo all'amante lasciando a un'amica il compito di avvertire la Polizia. E ancora: al rientro a Gavoi Rocca era con l'amante e un'amica, Adriana Manca. A quest'ultima era rimasto impresso il fatto che il dentista, una volta giunto alla periferia del paese, avesse rallentato in un punto da cui si poteva vedere la sua abitazione. La Manca aveva pensato che volesse proprio vedere la casa, così anche lei aveva guardato, notando che le luci erano spente. «Considerato che Dina a quell'ora solitamente era a casa, il fatto che le luci fossero spente e che la moglie non rispondesse al telefono», secondo il gip «avrebbe dovuto allarmare il marito e indurlo a rientrare».
Altro particolare: Rocca ha telefonato alla moglie solo dopo le 18,30 «proprio quando era stata appena uccisa. Tale comportamento si spiega con l'ansia di sapere l'esito del piano criminoso. Ansia che non avrebbe potuto placare con una compromettente telefonata al complice. La conferma della riuscita del piano Rocca l'ha invece cercata con quelle telefonate senza risposta». Il giudice si sofferma sulle dichiarazioni dell'amante: ha detto di aver iniziato la relazione col dentista dopo la morte di Dina. Ma non era vero. Dunque, la donna ha mentito «per prendere le distanze dal movente dell'omicidio», che era proprio lei. «Ha elaborato il quadro indiziario a carico di Rocca e, probabilmente, ha troncato nella consapevolezza di trovarsi di fronte a uno spietato assassino».
M. Francesca Chiappe
