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L'unione sarda. Dina Dore, il ragazzo sta zitto

Pierpaolo Contu si avvale della facoltà di non rispondere

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Muto per tutto il pomeriggio del 26 marzo 2008, il telefonino era stato riattivato due minuti prima delle sette di sera. A quell'ora Dina Dore era ormai morta soffocata dallo scotch nel garage della sua abitazione in via Sant'Antioco, a Gavoi, e un bambino di nove anni aveva appena visto un uomo incappucciato avviarsi a passo svelto verso la campagna.
Per gli inquirenti quel silenzio ha un solo significato: Pierpaolo Contu era nascosto nel garage della casa del delitto. Vi era entrato a bordo dell'auto del marito della vittima, si era acquattato nel corridoio che collega il locale all'abitazione e aveva atteso. La deduzione è facile: il giovane di Gavoi, all'epoca diciassettenne, non aveva usato il telefonino per non segnalare la sua presenza a vicini o passanti.
L'INTERROGATORIO Questa è la ricostruzione della Polizia che, giovedì scorso, ha arrestato il ragazzo insieme al dentista di Gavoi Francesco Rocca, 43 anni: ieri mattina Contu avrebbe potuto fornire la sua versione nel corso dell'interrogatorio di garanzia, convocato alle 11 nel carcere sassarese di San Sebastiano. Invece, su suggerimento dell'avvocato Gianluigi Mastio, è stato zitto. Il divieto assoluto di colloquio ha impedito all'indagato di concordare col difensore una strategia processuale. «Leggeremo gli atti e poi decideremo come procedere», è lo stringato commento del penalista nuorese. Che non ha neppure chiesto gli arresti domiciliari: «È difficile che un giudice, di fronte al silenzio dell'indagato, revochi l'ordinanza».
Nessuno lo dice ma, certo, molto dipenderà da quel che dirà questa mattina il dentista accusato di aver ordinato il delitto. All'avvocato Angelo Manconi (che lo difende insieme a Mario Lai), ha detto di essere innocente e di credere ancora nella pista del sequestro finito male. Fino a ieri sembrava deciso a rispondere a tutte le domande dei magistrati il vedovo ma, alla fine, potrebbe cambiare idea e avvalersi della facoltà di non rispondere. Si vedrà.
I CONTATTI L'assidua frequentazione tra Rocca e Contu, a dispetto della differenza d'età e del diverso ambiente sociale, diventa uno degli elementi che aggravano la posizione dei due indagati. Soprattutto perché avevano sospeso le comunicazioni proprio in concomitanza con l'omicidio: dal pomeriggio del 21 marzo alla sera del 30 marzo. Non solo: dopo la morte di Dina Dore i contatti telefonici tra il vedovo e il giovane amico si erano diradati per riprendere intensi dal 18 agosto, quando Contu aveva fornito al dentista il suo nuovo numero di telefono. Da quel momento nelle conversazioni i due erano particolarmente accorti, con frequenti allusioni e sottintesi. Un esempio: il 10 agosto, cinque mesi dopo l'omicidio, il ragazzo aveva telefonato a Rocca che, però, lo aveva bloccato subito, parlando di un cancello. Contu aveva capito e si era interrotto ma poi aveva mandato un sms: non ti stavo chiamando per il cancello... cazzo lo so .
Rocca e il ragazzo hanno conservato uno stretto rapporto fino al 2 novembre dello scorso anno. La rottura si è consumata la notte in cui sono stati sentiti entrambi come testimoni dalla squadra mobile di Cagliari, al comando di Leo Testa, nel commissariato di Gavoi: il dentista ha preso le distanze dal giovane amico che, invece, ha insistito con numerosi tentativi di avvicinamento. Contu gli ha addirittura chiesto un appuntamento in studio per curare un forte mal di denti. In quella disperata ricerca di un incontro si era inserita anche la madre del giovane e Rocca, allarmato, aveva dato un immediato ok alla visita.
IL PIANO Le indagini continuano, alla ricerca del secondo killer ma non solo: la Polizia non ha del tutto accertato quale piano avessero congegnato Rocca e i suoi complici. La messa in scena si doveva limitare all'imbavagliamento di Dina Dore e alla sistemazione del corpo nel bagagliaio della sua auto? Oppure l'accordo prevedeva di portare via il corpo ed è successo qualcosa che ha sconvolto i programmi? L'ultima è la tesi più gettonata: per rendere credibile la messinscena è plausibile che Rocca e i killer intendessero avviare una trattativa per la liberazione dell'ostaggio. In quel modo avrebbero pure potuto estorcere - magari ai genitori dello stesso dentista, che sarebbero senz'altro intervenuti per liberare la nuora - un'ingente somma di denaro che poi Rocca avrebbe utilizzato per pagare i suoi complici. Se tutto questo fosse provato sarebbe certa una circostanza: il vedovo non ha mai versato la cifra - 250.000 euro - promessa.
M. Francesca Chiappe

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