Dopo quasi due ore di appassionante racconto-confronto in un'aula magna colma di studenti del liceo Sebastiano Satta, quando ci si avvicina a Giovanni Impastato, fratello di Peppino, il giornalista ucciso dalla mafia, la sua prima preoccupazione è domandare ai cronisti: «Ma come hanno reagito i ragazzi?». Il tormento, l'angoscia più grande di Giovanni Impastato è avere una cartina tornasole di quella che per gli alunni del Satta è stata una lezione speciale, che difficilmente dimenticheranno.
IL CONFRONTO È una lezione di legalità seguendo il racconto di Giovanni sulla vita di Peppino: un ragazzo nato in mezzo alla mafia - lo zio e il padre erano mafiosi - che ha speso ogni respiro della sua esistenza a combattere con ogni arma, dall'ironia alla denuncia, uno stato di illegalità che nel nostro Paese è cultura.
ALLA RICERCA DELLA VERITÀ Impastato racconta il depistaggio dopo l'uccisione di Peppino «con la complicità degli uomini dello Stato», l'attualità con le stragi di Capaci e via d'Amelio, la trattativa Stato-Mafia. Così la risposta che ottiene Giovanni Impastato alla sua domanda («ma come hanno reagito i ragazzi?») arriva da Simona Masi: lei un anno fa tramite il progetto “Vedo-Sento-Parlo” condiviso dai comuni di Orani e Sarule, che ha mandato una ventina di ragazzi a Cinisi per un campo lavoro, risponde: «Il messaggio che mandiamo dopo questo incontro? Indifferenti mai». Simona è stata nella Casa Memoria di Cinisi dove è nato e vissuto Peppino a cento passi dalla casa del boss Tano Badalamenti che ne ha decretato la morte ed è stato condannato all'ergastolo per l'omicidio.
I RAGAZZI Simona ha contribuito a portare ieri a Nuoro, martedì ad Orani, Giovanni Impastato che alla domanda di un'altra studentessa «cosa pensa del perdono?» risponde: «Non spetta a me perdonare, ma un ergastolo in più in questa società è un fallimento per tutti noi». La lezione di legalità va oltre la parola stessa per Impastato: «Sono stufo di sentire tanto parlare di legalità. La legalità in sé più che il rispetto delle leggi è il rispetto dell'uomo, della sua dignità. Attenti ragazzi, perché oggi si sta cercando di legalizzare l'illegalità». I riferimenti sono ad una Lega che Impastato definisce «fascista, razzista e antimeridionalista». Ma non solo. «Farisei e sadducei sono i governanti di oggi», dice Impastato. E ad un'altra domanda (cosa pensa della parola mafia) la risposta non è scontata: «Da piccolo pensavo che la mafia era protezione perché non ci faceva mancare nulla, poi quando mio zio Cesare Manzella - che era un capomafia - fu ucciso, ho pensato che ci toglieva tutto. Ricordo le parole sul luogo del delitto dette da Peppino che era ancora un bambino: “se questa è mafia mi batterò contro”».
Fabio Ledda
