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L'unione sarda. Uccise il fratello: 18 anni

SARULE. Antonio Piredda sparò a Gavino nel luglio 2011 durante un litigio

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Per il magistrato fu omicidio volontario. Dovrà quindi scontare 18 anni di carcere Antonio Piredda, 30 anni di Sarule, allevatore, che ieri è stato condannato per aver ucciso (era il 2 luglio del 2011) il fratello Gavino, camionista di 49 anni. Così ha deciso il Gup Claudio Cozzella dopo due ore di camera di consiglio e una mattinata di discussione delle parti.
LA SENTENZA Pena superiore ai 16 anni e 6 mesi richiesti dal pm Andrea Vacca, ma comunque contenuta se si pensa che il calcolo delle aggravanti avrebbe potuto far scattare una condanna molto più pesante. «La pena è comunque eccessiva - commentano i difensori, gli avvocati Gianni Sannio e Angelo Magliocchetti - aspettiamo di leggere le motivazioni della sentenza». Riconosciute al fratricida, da tempo in cella, le attenuanti generiche, il gip ha però respinto la tesi dell'omicidio preterintenzionale avanzata dalla difesa. La quale ieri ha sottolineato come la scena lasciasse propendere per un crimine d'impeto dovuto alla colluttazione tra Antonio e Gavino. E causato dal malfunzionamento della parte destra del fucile.
L'OMICIDIO Tutto accade in una manciata di minuti, in quella tragica notte di luglio. La vittima è appena entrata in casa, al ritorno da San Teodoro, quando ha un acceso diverbio con in fratello - è mezzanotte e un quarto - che gli ha aperto la porta. Secondo la difesa quando Antonio gli va incontro, Gavino è armato; secondo l'accusa ad avere in mano il fucile è invece il primo. La cosa certa è che Gavino viene raggiunto da una rosa di pallettoni partita da un fucile a canne mozze. Nei giorni successivi sarà lo stesso Antonio, reo confesso, a farlo ritrovare alle forze dell'ordine. I colpi in realtà sono due. Quello lesivo, il secondo, raggiunge Gavino al ventre. Il primo va invece a finire sulla credenza, creando peraltro l'indizio principe che induce gli inquirenti a indagare tra le mura domestiche di casa Piredda.
DA CASA IN OSPEDALE Non muore subito, Gavino, tanto più che ha la forza di salire in camera sua e cambiarsi. Sono passate le 2 quando dopo il fatto si presenta sanguinante al pronto soccorso dell'ospedale San Francesco di Nuoro. I sanitari constatano la perforazione dell'inguine. «Qualcuno mi ha teso un agguato», si limita a dire. Ma né ai medici, né ai carabinieri di Ottana che lo interrogano fornisce dettagli. Sostiene di non ricordare l'ora esatta del ferimento, e nemmeno il luogo. Le sue condizioni non paiono gravi, tanto che i sanitari lo ricoverano in Urologia con 30 giorni di prognosi. La morte sopraggiunge due giorni dopo, determinata da un'embolia trombo-polmanare. Ventiquattr'ore dopo il suo decesso la Procura di Nuoro iscrive Antonio nel registro degli indagati. Ieri l'esito del processo, con una famiglia piegata da un doppio dolore.
Francesca Gungui

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