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L'unione sarda. Le scarpe rosse restano lì

GAVOI. L'altare di Dina Dore in piazza non sarà smantellato

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Le scarpette rosse resteranno lì, sul granito della rotatoria di piazza Sa Serra a Gavoi. «È un segno. Un simbolo che non va cancellato», dicono le ragazze del comitato spontaneo che ha lanciato l'iniziativa in occasione dell'8 Marzo per ricordare Dina Dore e tutte le donne uccise. Nel giro di un giorno solo, dunque, l'altare di Dina - dove venerdì scorso sono state deposte dalle signore centinaia di paia di scarpe vermiglie e un mazzo di rose rosse omaggio di un uomo - è diventato un monumento.
L'ha detto l'altro ieri Graziella Dore, sorella della donna uccisa nel marzo 2008: «Il significato di questa iniziativa è straordinario. Forse è proprio così: adesso la gente vuole sapere la verità». La gente, ha aggiunto Graziella, «non si vuole confondere».
Il pellegrinaggio fino alla rotatoria affollata di scarpe da ginnastica, babbucce, pantofoline da bambina, espadrillas, decolleté scarlatte è continuato pure ieri. «Vedi? Quelle sono le scarpe di Dina», dicevano le signore in adorazione. In realtà non sono le sue. Ma che differenza fa, alla fin fine? Sono tutte, tutte scarpe di Dina. Tutte le centinaia di paia portate fin lì dalle donne di Gavoi che vogliono dire basta alla violenza e al silenzio che uccide due volte. È questo che occorre ricordare. Fra tutti i calzari disposti sulla rotonda, ce ne sono sette paia di Giulia Zurru, l'adorata figlioccia di Dina. Alcune rosse di fabbrica, altre di diverso colore e poi tinteggiate con lo spray dai volontari del comitato organizzatore. Giulia ha pensato di dedicarne un paio a Dina, uno alla piccola Elisabetta, uno alla nonna, uno alla mamma Graziella, uno a se stessa, e gli altri due alle cugine. Il pensiero gentile di una ragazza per l'universo femminile della sua famiglia e per tutte le donne uccise nel mondo.
Le scarpette rosse resteranno lì. A ricordare a tutti che non si può continuare a morire di silenzio.
P. S.

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