Giura di non aver parlato di “poltrone” con il presidente. Ieri, a Villa Devoto, Giorgio Oppi è andato per discutere di «questioni operative» legate al funzionamento della Regione. Ma ammette di aver ribadito a Ugo Cappellacci che «l'Udc non vuole la vicepresidenza». Né «intromettersi nelle scelte spettanti ad altri partiti».
RILANCIO L'importante, ora, è «rilanciare l'azione di governo, dando attuazione al referendum che ha abolito le Province», ma non solo: «Suggeriamo alcuni punti qualificanti», dice il leader dell'Udc. «Il piano sanitario, la legge sulla caccia, i tagli dei doppi e dei tripli incarichi e dei cda: è ora di farlo». Poi Oppi accenna della possibilità che «l'Udc si trasformi in partito federato col nazionale» e dell'eventualità di partecipazione alle prossime amministrative come lista civica.
INTERVIENE PITTALIS «Il rilancio delle azioni della Giunta passa dalle priorità programmatiche emerse dal confronto tra il presidente della Regione e le forze politiche». Ad affermarlo è il capogruppo del Pdl Pietro Pittalis. «Temi come la vertenza aperta nei confronti dello Stato, il sostegno alle famiglie, le riforme e le politiche per il lavoro e l'impresa devono avere sicuramente la precedenza rispetto alle alchimie della politica e agli assetti politici».
STOCCATA ALL'OPPOSIZIONE L'esponente del Pdl ha attaccato poi il Pd sulla possibile nomina di Antonello Cabras alla presidenza della Fondazione Banco di Sardegna: «I toni roboanti dell'aspirante premier Bersani, secondo cui “il Pd fa il Pd e le banche fanno le banche”, sono resi ridicoli e smentiti dalla vicenda sarda», spiega Pittalis, «che vede il principale partito del centrosinistra in corsa per la guida di un istituto di credito. A ruoli invertiti, se fosse stato chiamato alla guida del Banco un ex presidente di Regione di centrodestra, le vestali della democrazia, del conflitto di interessi e del politicamente corretto si sarebbero scatenate e sarebbe stata dipinta chissà quale rete politico-affaristica». Conclusione caustica: «Il Pd si interessa ai posti di potere nelle banche anziché occuparsi del problema delle gravi difficoltà che le famiglie e la società che produce incontrano nell'accesso al credito». (lo. pi.)
