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L'unione sarda. «Crisi, è emergenza democrazia: l'Isola rischia di esplodere»

Il presidente nazionale delle Acli

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«La Sardegna sta pagando gli effetti devastanti della crisi economica più di altre regioni. La gente di questa terra ha già dato un segnale forte: senza risposte adeguate, si rischia un'emergenza democratica». Questo l'allarme lanciato dal neo presidente nazionale delle Acli, Gianni Bottalico, ieri a Cagliari durante un incontro con i dirigenti locali e i lavoratori di alcune realtà isolane in crisi. «La Sardegna rischia di trasformarsi in una polveriera occupazionale», ha aggiunto il presidente regionale Ottavio Sanna, «quello che preoccupa è che quando saranno esaurite le risorse per la cassa integrazione, 10.000 famiglie di tutta l'Isola scenderanno in piazza».
LE RICHIESTE L'allarme, dunque, è alto. Per fronteggiare la situazione, occorrono subito un piano di sviluppo («che indichi quale direzione si vuole seguire dopo il fallimento dell'industria») e investimenti in infrastrutture («perché quest'Isola ne ha estremamente bisogno»). In due parole, occorre volontà politica. «La Sardegna ha gli strumenti per affrontare e vincere la sfida», ha detto ancora Bottalico, «per quanto possiamo fare, la nostra azione sarà un pungolo affinché la volontà politica vada in questa direzione». Sviluppo, occupazione e coesione sociale sono, da sempre, in cima agli obiettivi delle Acli, che rappresentano quell'insieme di organizzazioni che offrono risposte a problemi sociali, impostano legami e consensi con la gente e creano posti di lavoro retribuiti. «Siamo un'associazione popolare di ispirazione cristiana che vive nel territorio, interpreta i problemi della gente e prova a dare risposte concrete», ha sottolineato Bottalico. Davanti alla crisi dello Stato, sempre più incapace di gestire correttamente le variabili economico-sociali, la speranza è offerta ancora una volta dal Terzo Settore. «Il problema più importante oggi non è soltanto quello del reddito, ma più in generale quello della fragilità delle famiglie», ha detto ancora Bottalico. «Noi facciamo la nostra parte, ma lo Stato e le Regioni devono intervenire immediatamente, perché altrimenti il sistema così com'è oggi non regge più».
I NUMERI Nel triennio 2008-2010, la Sardegna ha perso solo nel settore dell'industria oltre il 10% della forza lavoro. «Significa migliaia di persone in crisi e in cassintegrazione», spiega Antonello Caria, direttore di Iares, l'Istituto di ricerca delle Acli della Sardegna. Poi ci sono i dati Istat, relativi a tre mesi fa: nell'Isola lavorano 572.000 persone, 112.000 sono in cerca di occupazione, i disoccupati rappresentano il 16,4% (la disoccupazione giovanile è al 47%), 150.000 sono invece i lavoratori precari. È cresciuto anche il numero dei poveri: «Oggi sono circa 400.000 le persone che vivono in condizione di povertà relativa», dice ancora Caria. Ma la Sardegna soffre molto anche per un'altra povertà. «È la regione col più alto tasso di dispersione scolastica, il 25,1% contro il 18% della media nazionale». In questo contesto, il Terzo Settore in Sardegna cresce e si mantiene sempre presente, impiegando un numero di lavoratori tra i 16.000 e 18.000. «Ormai abbiamo perso il conto delle realtà in crisi, nel Sulcis ma anche nella provincia di Cagliari», sottolinea Caria. Che ribadisce la «necessità di un nuovo modello di sviluppo».
IL RUOLO DELLE ACLI Per ribadire l'impegno delle Acli e la vicinanza ai lavoratori isolani, stamattina il neo presidente farà visita agli operatori Cesil e Csl, che protestano da oltre un mese e mezzo. Poi a Nuraxi Figus incontrerà una delegazione della Carbosulcis.
Mauro Madeddu

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