Nove miliardi e 327 milioni di euro. A tanto ammonterebbero i debiti commerciali di Regione, Comuni e Province secondo un calcolo di Confindustria Sardegna. Cifre record, accumulate negli anni, che porterebbero l'Isola a occupare il 6° posto tra le regioni italiane per i cosiddetti “residui passivi”, ossia le somme accantonate ma che non possono essere utilizzate dalle pubbliche amministrazioni. Somme ingenti che, sempre secondo gli industriali sardi, sarebbero da imputare per 6,6 miliardi alla Regione, 1,8 miliardi ai Comuni e 815 milioni alle Province. Inoltre, sugli oltre 9 miliardi di debiti della Regione, 3,4 miliardi sarebbero da addebitare alla spesa corrente, mentre 5,8 miliardi riguardano gli investimenti, quindi somme sostanzialmente destinate alle imprese. Una cifra che si sarebbe accumulata anche in conseguenza dei lunghi tempi di pagamento, che in Sardegna arrivano fino a 280 giorni. «Sono dati che testimoniano in tutta la loro gravità il quadro fortemente deteriorato nel quale si trovano a operare le imprese sarde che lavorano o sono fornitori della pubblica amministrazione», spiega Alberto Scanu, presidente di Confindustria.
ENTI LOCALI Il blocco imposto dal patto di stabilità, inoltre, si fa sempre più pesante e quindi fa accumulare residui di anno in anno. Per il solo 2013, spiega il presidente dei sindaci sardi Cristiano Erriu, il patto di stabilità blocca 11 miliardi di euro nei Comuni di tutta Italia. Il 40% riguarda soltanto il Veneto e la Lombardia, mentre circa 2,5 miliardi sono imputabili al Sud. Nel 2011, le somme bloccate dal patto di stabilità ammontavano a 2,160 miliardi, che sono diventati 3,615 nel 2012 e 4,5 per ogni anno nel 2013 e nel 2014. «Oggi il patto di stabilità si applica anche ai Comuni che hanno una popolazione compresa tra i 5.000 e i 1.000 abitanti», spiega ancora Erriu, «e alcuni sindaci mi hanno già chiamato spiegandomi che da marzo possono pagare soltanto le spese correnti».
Dunque, soltanto per l'anno in corso, il patto di stabilità finirebbe per bloccare altri 248 milioni di euro per quanto riguarda i Comuni sardi mentre per la Regione, secondo quanto dichiarato nei giorni scorsi, sono circa i 300 milioni bloccati e destinati alle imprese (25.000 sono quelle che vantano un credito a vario titolo). Ecco perché il provvedimento annunciato ieri a Bruxelles potrebbe essere più che una boccata d'ossigeno per l'Isola. «La decisione apre uno spiraglio sui pagamenti ma è necessario un riscontro concreto e tangibile nel più breve tempo possibile», afferma Luca Murgianu presidente regionale di Confartigianato, «questo potrebbe essere uno spiraglio importante anche per la Sardegna». ( g. d. )
