L'appuntamento è per le nove del mattino, al piano terra del Palazzo di giustizia di Cagliari. Francesco Rocca arriva in manette, scortato dagli agenti di polizia penitenziaria: abito grigio scuro di buon taglio, camicia chiara sbottonata sul collo, niente cravatta. Dimostra molto più dei suoi 43 anni. Si guarda intorno il dentista di Gavoi prima di infilarsi nell'aula - porte chiuse al pubblico - dove i suoi avvocati, Mario Lai e Angelo Manconi, di lì a poco si batteranno per ottenere dai giudici del Riesame la sua scarcerazione.
«Il delitto è di 5 anni fa, Rocca non è mai scappato, è incensurato: non ci sono esigenze cautelari», attacca Manconi. «Quanto ai gravi indizi», continua Lai, «ci sono solo le scarne parole del teste-chiave. Dice di aver saputo da Pierpaolo Contu che questi avrebbe eseguito l'omicidio su ordine di Rocca. Nessun dettaglio: è sufficiente per un'accusa così grave? Per una carcerazione preventiva? C'è un'unica certezza: l'anonimo che ha sollevato il velo dal delitto di Dina Dore è arrivato il 23 ottobre 2012, il 28 lo conosceva mezza Gavoi. Tutto questo fa pensare».
Alla fine dell'udienza, dopo due ore di botta e risposta tra il pm Danilo Tronci e i difensori del dentista di Gavoi accusato di omicidio premeditato e aggravato dal vincolo coniugale, il giudice Massimo Poddighe chiede all'indagato se intenda dire qualcosa. Ma Rocca dice di no. E si chiude nel suo silenzio.
Entri cinque giorni i giudici dovranno decidere se accogliere l'istanza di scarcerazione. (mfch)
