Poche righe, parole drammatiche: Se stai leggendo vuol dire che non ci sono più. L'amante di Francesco Rocca era terrorizzata, temeva che il dentista di Gavoi volesse ucciderla: ha una pistola nel cassetto della macchina . Era la fine del luglio 2009, sedici mesi dopo l'omicidio di Dina Dore: aveva deciso di troncare la relazione clandestina e di dimettersi da assistente dello studio dentistico del vedovo della donna di 37 anni soffocata a morte con lo scotch mentre la figlia Elisabetta, otto mesi, piangeva sul seggiolone adagiato dai killer sul pavimento del garage della casa di via Sant'Antioco.
Il fidanzato sapeva della liaison. La notte del 26 marzo 2008, quando Dina Dore era sparita e ancora si pensava a un sequestro, la ragazza glielo aveva confidato: ho una storia col marito . In quel periodo l'amante di Rocca non frequentava più il fidanzato: «Dal primo settembre 2007 eravamo in pausa di riflessione». La ragazza aveva saputo della sparizione di Dina da Rocca e aveva subito chiamato l'ex fidanzato per andare insieme a lui in via Sant'Antioco: «Sarà stato lo choc emotivo, non lo so, certo da me si era sempre sentita protetta, così me lo aveva detto. E io, quella notte, misi da parte ogni rancore e rimasi nel garage insieme a Rocca, al padre e al cognato di Dina, in attesa della Scientifica».
Non era mai stato sentito dagli inquirenti il fidanzato dell'amante del dentista arrestato con l'accusa di aver ordinato l'uccisione della moglie. E quando, la scorsa settimana, ai pm Danilo Tronci e Mauro Mura e ai capi delle squadre mobili di Cagliari e Nuoro Leo Testa e Fabrizio Mustaro, ha parlato delle paure della donna che è attualmente la sua compagna, delle minacce, dei pedinamenti, dei messaggi anonimi, degli strani incontri in discoteca, il quadro accusatorio che il 28 febbraio ha portato Rocca in carcere si è sensibilmente aggravato. Non a caso ieri mattina il verbale dell'interrogatorio è stato messo a disposizione del Tribunale del riesame di Cagliari che, entro cinque giorni, dovrà rispondere all'istanza di scarcerazione presentata dagli avvocati Mario Lai e Angelo Manconi.
REAZIONE SCOMPOSTA Il fidanzato dell'ex amante di Rocca si sofferma sui dettagli: «Quando ha deciso di lasciarlo, Rocca non l'ha presa bene. Ebbe una reazione scomposta parlando di complotti nei suoi confronti». Non solo: «Lo stesso giorno in cui aveva comunicato a Rocca le sue dimissioni, era la fine di luglio o l'inizio di agosto 2009, la mia ex mi disse di volermi parlare. Ci recammo in una zona appartata di Gavoi e mi consegnò una lettera che aveva scritto qualche giorno prima. La prima frase ( se leggi questa lettera vuol dire che non ci sono più ) ho capito che era indirizzata a me e che l'aveva scritta pensando potesse capitarle qualcosa di brutto da parte di Rocca. Era preoccupata perché Rocca non voleva accettare la fine della storia e che non lavorasse più per lui. In quella lettera raccontava di minacce, pressioni, passaggi sotto casa sua di Rocca per impedirle di troncare la relazione. Era terrorizzata, mi disse che Rocca aveva sempre la pistola nel cassetto dell'auto».
Il racconto è un crescendo: «Quella sera andammo al Canarvarjos dove vedemmo il fuoristrada di Rocca transitare due volte, avanti e indietro, lungo il rettilineo che costeggia il maneggio. Ci preoccupammo non poco, perciò quella sera andammo a Olbia, per alcuni giorni, da una nostra amica. Percorremmo una strada secondaria, quella per Sarule, eppure incrociammo Rocca non col fuoristrada ma col Bmw. Ci convincemmo che ci stava controllando. La conferma arrivò da alcuni messaggi e telefonate che quella sera arrivarono da Rocca che ci accusava che stavamo sbagliando tutto nei suoi confronti , che stavamo complottando contro di lui e che volevamo rovinargli la vita ».
SOSPETTI FORTISSIMI In realtà era da tempo che l'ex amante di Rocca e il fidanzato, col quale aveva ripreso la relazione, sospettavano del dentista: «Nell'aprile 2009, a seguito di un incidente domestico che era stato inquadrato come possibile attentato a Rocca, parlai del dentista con Rino Zurru e Graziella Dore. Rocca era ricoverato a Sassari e il cognato di Dina mi disse sto iniziando a pensar male . Da quel momento cominciai a vedere la vicenda in maniera diversa e a sospettare di Rocca. Qualche tempo dopo due episodi hanno accentuato i miei sospetti. Nel luglio 2009 , durante i festeggiamenti di Santa Itria, un mio amico mi disse che Rocca era in difficoltà economiche: non aveva saldato il debito con l'impresa che aveva fatto i lavori nella casa di campagna, in località Zohai. Il 29 luglio parlai con Rocca che negò e disse che erano invenzioni del mio amico. Quel pomeriggio ho ricevuto un messaggio: guarda che la tua fidanzata esce con Rocca, non vanno in ambulatorio ma al monte Ortobene, sei un cornuto . Premetto che ero al corrente della relazione ma la cosa mi aveva ugualmente infastidito. Interpellai Rocca al quale manifestai la mia amarezza. Dopo avermi detto di essere a Nuoro, Rocca ipotizzò che a mandare il messaggio fosse stato proprio il mio amico. Avevo accertato che il messaggio proveniva da una cabina di Nuoro e sospettai di Rocca che infatti era a Nuoro (a Gavoi non molti non sono in paese per la festa di Santa Itria). Mi convinsi fosse stato lui a inviarlo per creare tensione tra me e la mia fidanzata e avere campo libero».
CONTROLLI SERRATI C'è pure un altro episodio: il fidanzato dell'ex amante di Rocca lo ha ricostruito solo di recente, dopo aver letto sul giornale che Pierpaolo Contu (il 23enne di Gavoi arrestato con l'accusa di aver ucciso Dina Dore su mandato del marito) era stato incaricato dal dentista di controllare la sua ormai ex amante. «Era il 21 febbraio 2010, domenica di carnevale, con la mia fidanzata siamo andati a ballare al Marabù. Una persona mascherata l'aveva strattonata e trascinata al centro della pista, mi ero interposto facendola allontanare. Quindi mi ero intrattenuto con la persona in maschera che, però, non mi ha parlato ed è andato via subito dal locale. Mi ero insospettito perché era solo e con un abbigliamento improvvisato. Dal modo di muoversi e dalla corporatura ho pensato fosse Rocca. Solo ora immagina che Contu, dopo aver visto Anna, lo abbia detto a Rocca che ci ha raggiunto con un maschera fatta in fretta e furia».
M. Francesca Chiappe
