Anche i commercialisti avranno il loro consorzio fidi. Ad annunciarlo è stato Enrico Gaia, presidente di Sardafidi, ieri ospite di un convegno organizzato dall'Unione giovani dottori commercialisti ed esperti contabili guidata dal coordinatore regionale, Alberto Vacca. «Sarà un consorzio di secondo grado, cioè non vigilato da Bankitalia, e inizialmente sfrutterà il patrimonio di Sardafidi. Presto, dunque», sottolinea Gaia, «i professionisti dei bilanci potranno sfruttare i servizi e i vantaggi di un confidi».
I CONSORZI Con la crisi che non accenna a diminuire, il bisogno di un intermediario fra banca e impresa è sempre più sentito: «I confidi operano da ammortizzatori sociali per le aziende, proprio perché riescono a mitigare il razionamento dei prestiti nei momenti più acuti della recessione», aggiunge Gaia. Insomma, una sorta di cuscino finanziario tra le banche avare di credito e le imprese bisognose di liquidità. Tuttavia, c'è molto da fare. Oltre la metà dei confidi italiani ha i conti in perdita. E molti di loro sono ancora caratterizzati da una frammentazione eccessiva. In particolare modo, nel Mezzogiorno - compresa la Sardegna - c'è una netta prevalenza di confidi secondari, poco capitalizzati e per questo meno efficaci.
LE RISORSE Ma non è tutto. Latitano anche le risorse pubbliche, quelle che avrebbero dovuto rimpinguare il fondo di garanzia, vera e propria chiave d'accesso al credito per le aziende. «La Regione non ha versato i soldi del 2011 e del 2012», lamenta Gaia. «Questo ritardo complica le cose e soprattutto indebolisce i confidi, che inevitabilmente vanno in sofferenza». Negli ultimi anni, la crescita dei consorzi sardi è stata comunque rilevante: hanno garantito un miliardo e mezzo di finanziamenti, hanno associato 17 mila imprese e hanno contribuito all'occupazione di 75 mila lavoratori. In Sardegna si contano 25 confidi, ma di questi solo tre hanno i requisiti e quindi la solidità di un intermediario vigilato da Bankitalia. Si tratta di Finsardegna, espressione della Cna, Sardafidi, di Confapi e Confidi, appartenente alla Confindustria.
BANCHE E IMPRESA Nel convegno di ieri, dal titolo “Banca e impresa: le azioni a supporto delle imprese e il ruolo del commercialista”, si sono affrontati i principali nodi nel rapporto fra imprese e istituti. Innanzitutto, le difficoltà di accesso al credito. Come confermano i dati presentati da Giuseppe Cuccurese, direttore regionale del Banco di Sardegna nonché presidente del Comitato regionale dell'Abi, i prestiti delle banche al sistema imprenditoriale, nell'ultimo anno, sono calati del 6,5%. Ma il dato è anche una conseguenza della crisi in cui versano le imprese locali. «Non a caso in Sardegna», osserva Cuccurese durante il convegno, «il rapporto fra sofferenze e prestiti ha raggiunto il 18%, quasi il doppio rispetto alla media nazionale».
IL COMMERCIALISTA Non c'è solo il confidi a fare da intermediario con le banche. Anche il commercialista è chiamato a un ruolo importante. «L'apporto che possiamo fornire è quello di un naturale interprete e canale di comunicazione nel rapporto fra banca e impresa», spiega Ernesto Frau, presidente dell'Unione giovani dottori commercialisti ed esperti contabili di Cagliari. «E questo sostegno diventa strategico in particolar modo in un momento di stagnazione economico-finanziaria e di recessione, nel quale l'accesso al credito rischia di divenire sempre più un privilegio di pochi». In questa situazione, il commercialista, ribadisce Frau, «assume un ruolo di fondamentale importanza quale diretto interlocutore con gli organismi creditizi e quale soggetto deputato a guidare l'impresa nella redazione dei documenti che rappresentano la base di partenza per l'ottenimento del credito. Insomma», conclude il presidente dell'Unione giovani dottori commercialisti ed esperti contabili di Cagliari, «siamo il vero “trait-d'union” tra la banca e l'impresa». ( lan. ol. )
