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L'unione sarda. «Dal sindacato una lezione ai politici»

CGIL. Enzo Costa traccia un bilancio di quattro anni alla guida della segreteria regionale

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«Dal sindacato è arrivata una lezione per i politici sardi: pensare a quello che unisce e non a quello che divide». Enzo Costa traccia un bilancio di quattro anni alla guida della Cgil regionale: lascia la segreteria e diventa presidente nazionale dell'Auser, l'associazione di volontariato e promozione sociale che fa capo al potente sindacato confederale pensionati. «Un cambio di ruolo, ma non di impegno sociale: mi occuperò sempre degli ultimi», spiega, annunciando che il suo successore sarà scelto dopo una consultazione nella squadra di giovani sindacalisti che ha formato in questi quattro anni.
NUMERI-CHOC Anni in trincea, quasi disperati davanti allo sfacelo dell'economia sarda, contabilizzata da due numeri che fanno paura: un lavoratore su quattro è fuori dalla produzione, tira a campare grazie ai sussidi di varia natura (disoccupazione, cassa integrazione ordinaria e in deroga). Dati Inps: i dipendenti sono 400 mila, gli assegni degli ammortizzatori sociali centomila. Un disastro, davanti al quale i sindacati in Sardegna si sono ritrovati dalla stessa parte. «Siamo riusciti a ricreare l'unità sindacale in anni in cui la rottura a livello nazionale era certificata», spiega Costa: «Ed è la mia più grande soddisfazione ed è sicuramente un esempio per tutti: per uscire dalla crisi bisogna mettere da parte le divisioni e fare leva su quello che ci unisce».
PIAZZE PIENE Una mobilitazione che non ha conosciuto soste, sorretta da un forte consenso popolare: in quattro anni i sindacati confederali hanno promosso otto grandi manifestazioni regionali, ciascuna con decine di migliaia di partecipanti. Gli iscritti sono cresciuti: la Cgil ha chiuso il 2012 con 167 mila tesserati (cinquemila in più rispetto all'anno precedente), colmando per quanto è possibile quello che Costa definisce «il vuoto di rappresentanza». Vale a dire la capacità dei partiti di farsi promotori (e di essere visti) delle istanze dei vari settori della società.
«Solo grazie a questa mobilitazione continua siamo riusciti a evitare il peggio in Sardegna». L'ex segretario regionale ricorda che quattro anni fa l'Eni voleva la chiusura tombale del petrolchimico di Portotorres («voleva fare un deposito dove però non si produceva nulla»). Il de profundis è stato evitato (sono decollati i progetti per la riconversione degli impianti nella chimica verde). E anche nel Sulcis la partita industriale è tutto sommato ancora aperta.
SOGNI «Ma per dare una speranza alla nostra isola», aggiunge Costa, «non servono ricette miracolistiche».Tipo zona franca oppure inseguire il sogno dell'autoimpresa. «Non possiamo pensare di diventare tutti imprenditori, se non c'è una capacità di consumo». In parole povere: se non ci sono clienti coi soldi in tasca l'artigiano, vecchio o nuovo che sia, sarà prima o poi costretto a chiudere. La Giunta Cappellacci, ultima versione, viene guardata con scetticismo, compresa l'idea di stracciare unilateralmente il patto di stabilità («scelta pericolosa»). «Occorre una politica di sviluppo, una politica industriale, una classe politica che sa guardare agli interessi dei sardi». Nell'attesa il sindacato c'è.
Antonio Martis

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