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L'unione sarda. Incendiata la Porsche di Mesina

ORGOSOLO. Mistero sul suv intestato alla sorella. Grazianeddu, senza patente, girava con l'autista

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Graziano Mesina girava in Porsche Cayenne. Fino a domenica sera, quando qualcuno gliel'ha rubata da sotto casa, a Orgosolo, l'ha portata fino a Siniscola e l'ha incendiata nella cava dismessa di Concas. Il suv, intestato a una sorella del re del Supramonte, ridotto a un ammasso di lamiere annerite, è stato ritrovato alle 22 di domenica, in un'area adiacente alla 131 Nuoro-Olbia, a pochi chilometri dal capoluogo della Baronia. Secondo una prima ricostruzione, i ladri-incendiari prima avrebbero cercato invano di gettare la Cayenne dentro un vascone che veniva usato per la lavorazione del grassello poi le hanno dato fuoco. In nottata non è stato possibile esaminare la carcassa dell'auto. Soltanto ieri mattina, cavando dalla fuliggine il numero di targa, i vigili del fuoco sono risaliti all'identità del possessore.
L'INCHIESTA Settant'anni, trenta passati in galera a saldare - fino in fondo e senza sconti - le condanne per i suoi trascorsi giudiziari, Mesina si era concesso l'auto di lusso. Usata, ma sempre di lusso. Non la poteva guidare perché sprovvisto di patente - sempre per via di un passato scomodo e ingombrante - ma non se ne faceva un cruccio. Un autista disposto ad accompagnarlo lo trovava sempre. Anche ieri pomeriggio, a Orgosolo, la Porsche Cayenne è stata notata. In serata è successo l'impensabile. L'auto dell'ex inafferrabile è sparita dal paese. L'hanno ritrovata alle dieci di notte. Completamente bruciata. Sull'accaduto il riserbo è fitto, impenetrabile. Quasi che dietro l'ipotizzato furto, il rogo e i retroscena esistano chissà quali misteri da svelare. I carabinieri della compagnia di Siniscola e del comando provinciale nuorese indagano senza far rumore, stanno verificando ogni dettaglio. Inchiesta apertissima, senza che sia trascurata alcuna ipotesi.
RITORNO IN SCENA Graziano Mesina non faceva parlare di sé da quasi un anno. Protagonista della storia del banditismo sardo, catturato ed evaso a ripetizione, a luglio scorso annunciò di aver intrapreso una battaglia legale contro il ministero della Giustizia. Voleva che il giudice gli riconoscesse il salario per il lavoro prestato in carcere, anche alla macchina da cucire. Era l'occasione, ricordava Mesina, anche per riportare alla luce il problema dei diritti negati ai detenuti, compreso quello del lavoro. Da allora, da quell'uscita pubblica, su Graziano Mesina è calato il silenzio.
L'ultima apparizione, ma del tutto estranea a controversie giudiziarie, la settimana scorsa al Pintadera di Cala Gonone, quando l'ex latitante ha fatto da guida ad alcuni disabili nel percorso di una mostra allestita da due artisti, il ceramista di Dorgali Piergiorgio Gometz e il maestro del ginepro, l'orunese Gian Pio Porcu.
Tonio Pillonca
(ha collaborato Fabrizio Ungredda)

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