Una consultazione a tutto campo, sui problemi specifici dell'Isola e quelli comuni alle altre regioni a Statuto speciale. Nel composito mondo col quale si è confrontato in questi giorni dal presidente incaricato Bersani c'è stato spazio anche per la Sardegna.
Ne è emerso che il nuovo governo dovrà essere necessariamente “allargato” alle Regioni e al sistema territoriale, ai quali dovranno essere dati ruolo e voce per evitare che vengano lasciati soli. È una delle richieste avanzate ieri pomeriggio durante l'incontro con il segretario del Pd, che domani dovrebbe sciogliere la sua riserva. Per la Sardegna, e in rappresentanza delle Regioni a Statuto speciale, era presente a Roma il vicepresidente Simona De Francisci, su delega del presidente Ugo Cappellacci.
PATTO DI STABILITÀ Tra i punti affrontati soprattutto quello relativo alla revisione del Patto di stabilità, chiesta a gran voce dal sistema delle Regioni e sul quale l'esempio della battaglia che sta conducendo la Sardegna si è rivelato utile anche per altre amministrazioni regionali. «A Bersani, se sarà lui il prossimo presidente del Consiglio, abbiamo chiesto una nuova concertazione governo-Regioni - spiega il vicepresidente De Francisci - perché non si può più lasciare da parte la collaborazione di Regioni ed enti locali».
LE RICHIESTE DELL'ISOLA «La Sardegna - ha proseguito De Francisci - come chiesto con forza e più volte anche dal presidente Cappellacci, merita un'attenzione specifica a tutti i livelli su zona franca, trasporti, energia e lavoro: su questi temi l'esecutivo che nascerà dovrà darci risposte concrete».
LA PIATTAFORMA Il confronto con Bersani è poi proseguito su cinque temi chiave: la sanità, con la richiesta di ripristino del fondo di 1 miliardo eliminato l'anno scorso e di lavorare al nuovo Patto per la salute che guardi al taglio dei costi inutili e degli sprechi; la crescita, con il rifinanziamento innanzitutto degli ammortizzatori in deroga per il 2013 (altro tema che riguarda da vicino la Sardegna); le tasse, rivedendone il sistema per evitare «l'esplosione sociale»; le riforme istituzionali (Senato federale, riduzione parlamentari, governance locale); la riforma della concertazione.
