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L'unione sarda. Finanziaria, guerra a Equitalia

Arriva anche il giro di vite sui posti nei cda di enti e agenzie

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Ci sono venti poltrone traballanti, e non sono quelle del Consiglio regionale che passerà da 80 a 60 seggi (ma solo tra un anno). Qua si parla dei posti nei consigli d'amministrazione degli enti regionali e delle società partecipate. La manovra finanziaria 2013 ci passa sopra col carro armato, ne cancella una buona parte in un amen.
CONTRO EQUITALIA È solo una delle novità del testo approvato dalla Giunta, e circolato ieri tra i consiglieri (dev'essere ancora approvato in aula, ci vorrà un mesetto). Tra le altre, lo strappo sul patto di stabilità e la riesumazione dell'Agenzia regionale delle entrate, che nelle intenzioni del governatore Ugo Cappellacci dovrebbe arrivare a sostituirsi a Equitalia.
Per ora il disegno di legge si limita a riportare in vita l'Agenzia creata nel 2006 da Renato Soru (con la norma sulle famigerate tasse sul lusso) e abolita proprio da Cappellacci, richiamandone «modalità e procedure». Ma significativamente ora viene definita «Agenzia delle entrate e delle riscossioni»: l'idea è appunto portarla gradualmente a non riscuotere solo i tributi regionali. L'idea ricorda la proposta di legge popolare del comitato Fiocco verde, ma poi la Giunta definirà i compiti esatti. Costerà 2 milioni di euro all'anno.
IL TAGLIO DELLE POLTRONE Già «dalla data di entrata in vigore» della Finanziaria, al posto dei cda formati da tre persone subentrerà un amministratore unico, mentre quelli più affollati saranno ridotti a tre.
Ora si tratta di vedere esattamente dove colpirà la scure (la regola varrà solo per enti e società in house o a totale partecipazione regionale), ma certo si fa in fretta ad arrivare a una ventina. Per dire: Arst, Ente foreste, Sfirs, Area e i due Ersu hanno un cda a cinque, mentre si fermano a tre l'Istituto etnografico, lo Zooprofilattico, Sardegna.it e il comitato tecnico di gestione di Sardegna ricerche.
ALTRI RISPARMI La spending review vieta inoltre a enti, agenzie e aziende regionali (Asl escluse) ogni ristrutturazione, ampliamento o nuova costruzione, e limita allo stretto necessario il rinnovo di arredi e parco auto. Ma soprattutto indica al Consiglio regionale, come «priorità d'intervento normativo», la riduzione di consorzi industriali, Asl, Province.
Spunta anche la mobilità all'interno del personale regionale, per «ottimizzare le risorse umane» e ridurre le assunzioni a tempo determinato. Come funzionerà, lo deciderà la Giunta entro un mese dopo il sì alla manovra.
LE GRANDI CIFRE Le risorse disponibili (come entrate regionali) sono circa 6,76 miliardi di euro. Quasi la metà va alla spesa sanitaria. Sulle altre spese, com'è noto, grava il tetto del patto di stabilità: con le regole attuali non si potrebbero utilizzare più di 2,51 miliardi, pur potendo contare sui maggiori trasferimenti dallo Stato. Proprio in ragione delle nuove risorse, la Giunta Cappellacci incrementa unilateralmente di 1,2 miliardi il livello della spesa, per arrivare a un più soddisfacente 3,7 totale.
L'articolo 1 del disegno di leggecondiziona però l'utilizzo di questa maggiore capacità finanziaria al buon fine della proposta formulata dalla Regione al governo, sui limiti del patto per il 2013, o - se la proposta fosse respinta - a un'eventuale successiva sentenza favorevole nel contenzioso giudiziario sulla questione.
Il testo conferma le novità, già anticipate, degli aiuti in Sardex ai giovani disoccupati, e dei 25 milioni di contributi per alleviare (alle famiglie con reddito Isee non superiore a 20mila euro) il peso dell'Imu del 2012. Somme simili incentiveranno il turismo o il credito alle imprese agricole, mentre 10 milioni servono a tenere in piedi il progetto della Flotta sarda.
I COMUNI Confermati i 580 milioni per il fondo unico degli enti locali: cosa che suscita la «soddisfazione» del vertice regionale dell'Anci, che chiede però di ripristinare la vecchia ripartizione tra Comuni e Province (rispettivamente 91 e 9%: ora i municipi percepiscono circa l'88). I sindaci chiedono anche che «non sia ridotto di 5 milioni il fondo per le povertà estreme, ma venga anzi incrementato di altri 5».
Giuseppe Meloni

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