«Siamo solo un sindacato».
Ricorre a un vecchio slogan Ignazio Ganga per sfuggire alla logica dell'autocritica a tutti i costi. Eppure nella sua relazione d'addio dopo 14 anni («molti, forse troppi») trascorsi alla guida della Cisl territoriale, ha segnato in rosso alcune cifre: quasi settemila licenziati dalle fabbriche e negli uffici pubblici, cassa integrazione aumentata in sette anni del 266 per cento, 15 mila disoccupati e operai in mobilità assistiti dall'Inps, 19 mila residenti in meno nelle province di Nuoro e Ogliastra.
Al suo successore non lascia una bella eredità : si accomoda per un minuto sul banco degli accusati?
« «Per la verità io in tribunale ci sono finito per difendere i lavoratori...»
Processato e assolto per aver bloccato l'inceneritore di Macomer durante una manifestazione della Legler.
«Appunto, per fortuna viviamo in un Paese dove difendere i diritti dei lavoratori non è reato».
Torniamo alle vertenze.
«Da quando sono stato eletto, il 3 marzo del 1999, abbiamo vissuto due ere sindacali diverse: era chiaro il rapporto capitale-lavoro e l'interlocutore era una persona fisica, ci siamo ritrovati invece a confrontarci con gli amministratori delegati e spesso con i delegati degli amministratori. Intanto, il disimpegno della Montefibre anticipava i nodi odierni».
Infatti nel 2003 si parlava di infrastrutture carenti, costo dell'energia, trasporti.
«E oggi, solo per fare un esempio, i thailandesi di Indorama continuano a far notare a Regione e parti sociali come sia improponibile il costo di 80 euro per trasportare una tonnellata di prodotto da Ottana a Genova a fronte di un costo che da Singapore a Genova è di 74,86 euro».
Quindi?
«Rispetto ad altre vicende ci siamo trovati a governare la crisi con istituzioni deboli e incapaci di dare risposte. Paradossalmente la crescita della Cisl(in 14 anni siamo passati da 16 mila iscritti con Planargia e Sarcidano a 18 mila nella nuova provincia più piccola) è direttamente proporzionale alla crisi. Nella sofferenza si tende a rifugiarsi sotto l'ala della tutela e noi abbiamo la particolarità di essere rimasto un sindacato di azienda e di comunità . Se abbiamo fatto qualche errore è stata la difesa di un'economia resistenziale anche quando aveva prospettive deboli. Mi sembra però difficile pensare a una Sardegna che cresce affrancandosi definitivamente dall'industria e dal manifatturiero».
Un consiglio al suo successore?
«Rilavorare per la qualità del lavoro. Prima si svalutava la moneta, ora si svaluta il lavoro. Non è possibile arrivare a 40 anni senza aver lavorato un giorno e se licenziati a 45 essere considerati troppo vecchi per un nuovo impiego».
A proposito di precari, perché non avete contrastato i contratti atipici anche negli enti pubblici?
«Sono sempre stato contrario a che il lavoro diventi la politica degli interstizi occupazionali poco qualificati».
Questo vale anche per l'Asl e il project financing?
«Certo, vale per tutte le pubbliche amministrazioni: ho forti dubbi che si possono ricercare le economie di scala ricorrendo in maniera così marcata alla precarizzazione del rapporto di lavoro, alle esternalizzazioni dei servizi e agli appalti al massimo ribasso».
Ha mai pensato alla politica?
«Mi sono sempre sentito più uomo del sociale, ma è anche vero che non sono mai stato adeguatamente sollecitato. Purtroppo continuano a restare ostruiti i canali tra i partiti e la società civile»
Il suo futuro è quindi nel sindacato.
«Non necessariamente: a 51 anni, da uomo di lavoro non mi spaventa l'idea di ritornare all'Inps».
Per la verità si mormora di un ruolo nella Cisl regionale.
«Mi sembra scorretto in questa fase parlare di certe cose perché nella Cisl sono ancora i congressi, quindi i lavoratori e i pensionati e non i media, a eleggere i gruppi dirigenti».
Michele Tatti
