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L'unione sarda. Cagliari, addio Is Arenas

Disdetta la convenzione con il Comune: lo stadio sarà smontato Trieste o Rieti per finire la stagione, poi forse Oristano o Terralba

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Ciao Quartu. Il Cagliari smonta lo stadio e se ne va. Dove? È la classica domanda da un milione di dollari. Subito a Trieste, o magari Rieti, poi forse a Terralba, oppure a Oristano, molto, molto difficilmente a Sant'Elia. La lettera (una mail certificata) di disdetta dell'accordo triennale tra la società rossoblù e il Comune quartese è partita ieri mattina in quattro direzioni: al vicesindaco Fortunato Di Cesare e al presidente del consiglio Francesca Mazzuzzi: al prefetto di Cagliari, Alessio Giuffrida; al questore Massimo Bontempi; al direttore della Lega di Serie A, Marco Brunelli. Oggetto: Convenzione per la concessione in uso dello stadio Is Arenas. Frase decisiva: «Il dovere di evitare ulteriori irreparabili danni alla nostra azienda ci impone di ricercare, seppur tardivamente, soluzioni alternative». Il resto sarà pane per i denti degli studi legali.
I MOTIVI Perché il Cagliari abbandona la strada di Quartu? «Per un cavillo legale ci hanno negato l'autorizzazione, quindi abbiamo deciso di smontare tutto», sintetizza il responsabile della comunicazione, Ivan Paone. All'origine della scelta, il disappunto per la risposta alla lettera inviata all'amministrazione quartese lo scorso 14 marzo, nella quale si proponeva addirittura di prolungare di un anno la convenzione. Il presupposto era però la buona volontà di risolvere i nodi legati alla mancata agibilità dell'impianto, in particolare la questione di via Olimpia, e soprattutto l'apertura dello stadio almeno ai 4999 fidelizzati nel main stand e in curva nord. Una lettera che non ha sortito l'esito sperato. Di fronte alla chiusura di qualsiasi dialogo, la società ha reagito: «L'offerta di collaborazione ha alimentato sospetti ed è stata probabilmente interpretata come un segnale di debolezza o addirittura di ammissione di colpe che non sono certo a noi imputabili», è l'amara constatazione. «Siamo stati ricambiati con atti e comportamenti dei Vostri Uffici», prosegue la lettera, «caratterizzati da ambiguità e contradditorietà, tali da vanificare definitivamente ogni nostro buon auspicio».
LE REAZIONI La reazione a quella che è esplosa come una bomba nel martedì sardo, è stata enorme. Tifosi, media, autorità. Mentre centinaia e centinaia di commenti indignati invadevano i social network, si facevano sentire anche gli amministratori. Il presidente della Regione, Ugo Cappellacci, in un messaggio, scrive che «è necessario far ripartire il dialogo tra le Istituzioni. Il Cagliari è una risorsa irrinunciabile per la nostra isola e l'emigrazione verso la Penisola rappresenterebbe una sconfitta per tutti». «Già nel 2009», ha ricordato, «la Regione diede il “via libera” di propria competenza alla realizzazione di un nuovo stadio adeguato alle esigenze della città. Siamo ancora pronti a lavorare su tutte le ipotesi idonee a risolvere la questione». «Aver tenuto chiuso lo stadio è un fatto grave che potrebbe configurare un'evidente omissione d'atti d'ufficio e conseguenti danni erariali», accusa Mauro Pili, deputato del Pdl.
SANT'ELIA Anche Massimo Zedda, sindaco di Cagliari, interviene: «Il Sant'Elia ha bisogno di manutenzioni, lavori e di una riqualificazione totale. In attesa che partano i lavori si può giocare. Non ci sono problemi». Purché sia «la società Cagliari Calcio a chiedere di poter utilizzare lo stadio». Durissimi i commenti di alcuni dei giornalisti sportivi più noti. Non soltanto Ivan Zazzaroni («la tiritera col Comune di Quartu prima di ogni gara interna era diventata umiliante»), ma anche Xavier Jacobelli, che attacca: «È impressionante come al Palazzo del calcio, non freghi proprio nulla dei diritti dei tifosi, del Cagliari, della sua gente».
LO SPIRAGLIO E mentre il Cagliari valuta l'ipotesi Trieste, ma anche Rieti (lo stadio “Scopigno” è stato omologato ieri) e sonda la disponibilità di Comuni sardi per spostare l'impianto di Is Arenas, spunta uno spiraglio, riaperto da Achille Serra, l'ex prefetto incaricato dalla Lega di occuparsi del caso. Domani, assieme a Brunelli, incontrerà il prefetto Giuffrida e il vicesindaco Di Cesare per trovare una soluzione in extremis a una telenovela che non sembra destinata a concludersi in tempi brevi.
Carlo Alberto Melis

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