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L'unione sarda. Caso Tirrenia-Moby, Onorato e Clessidra sono sempre più divisi

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L'intesa tra i soci della Nuova Tirrenia scricchiola da tempo ma ora la frattura è ufficiale. Davanti ai microfoni della Rai, Vincenzo Onorato, patron di Moby e titolare del 40% di Cin (la Compagnia italiana di navigazione che ha acquistato Tirrenia), ha detto che «non sarà rispettato il piano industriale della società e non sarà perfezionata la fusione con Moby». Da qui la contrapposizione all'altro socio di maggioranza, il fondo d'investimento Clessidra (che detiene il 35%).
IL NODO Il pomo della discordia è appunto la fusione tra le due società prevista al momento dell'acquisizione da un patto parasociale che per Onorato potrebbe rimanere lettera morta. L'accordo prevede due scadenze importanti: giugno 2014, quando la fusione può partire, e giugno 2016, termine ultimo per poterla perfezionare. Ma al momento, a dire di Onorato, nessuno ci starebbe lavorando. Dal fondo Clessidra, però, ribadiscono che il termine ultimo è tra due anni e sarà rispettato. Ma non tutto è così scontato visto che l'accordo sembra sottoporre la fusione «alle condizioni di mercato e all'approvazione delle banche». Insomma perché Moby venga incorporata in Tirrenia, i conti delle società devono essere in ordine. Rimangono diverse le visioni di Onorato e dei rappresentanti di Clessidra a conferma della rottura tra i due, tanto che mesi fa il numero uno di Moby e il figlio Alessandro avevano lasciato il loro posto nel cda di Cin. Oggi la spaccatura sembra più ampia ma è presto per capire cosa succederà nel caso in cui il patto non venga rispettato.
SOCIETÀ Intanto Cin continua ad attuare il piano industriale. «Porto avanti il documento approvato dai soci nel luglio del 2012, ovvero quello che prevede il rinnovo della flotta e il potenziamento delle rotte in convenzione», ha ribadito l'ad, Ettore Morace che ha anche sottolineato che «se un domani non dovessero arrivare più i contributi previsti dalla convenzione con lo Stato (72 milioni di euro all'anno) sarebbero a rischio le rotte in convenzione e i posti di lavoro». Ma il contratto con lo Stato a suo dire è saldo: «Prevede sovvenzioni per 8 anni e non è in discussione».
L'EUROPA Il faro di Bruxelles sarebbe puntato sugli aiuti assegnati a Tirrenia prima della gestione Cin. Dopo la convenzione ventennale scaduta nel 2009, i finanziamenti erano stati prorogati senza l'approvazione Ue sino alla conclusione della privatizzazione. La vendita è arrivata nel 2012 e con lei una nuova convenzione con tanto di gara che quindi esclude il pericolo di aiuti di Stato. Come ulteriore garanzia, inoltre, Cin aveva ottenuto che una parte dei 380 milioni di euro del prezzo di Tirrenia venisse dilazionata e pagata di pari passo con l'erogazione dei contributi: fatto che mette al riparo le casse societarie ma non le rotte. Anche questa possibilità sembra però un'ipotesi remota.
Annalisa Bernardini

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